carlovisconti.it Rss http://www.carlovisconti.it/ Carlo Visconti - Magistrato it-it Wed, 19 Sep 2018 17:24:29 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti - Magistrato) carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti) Mediacontent http://www.carlovisconti.it/vida/foto/logo.png carlovisconti.it Rss http://www.carlovisconti.it/ Praga http://www.carlovisconti.it/mc/485/1/praga

Il 13 giugno 2018 si è svolto a Praga (Repubblica Ceca) l’incontro preparatorio, “Circle of Presidents”, per l’organizzazione del XVIII Congresso della Conferenza delle Corti costituzionali europe. Il giorno successivo, 14 giugno 2018, si è altresì tenuta una Conferenza internazionale dedicata al XXV anniversario della Corte costituzionale della Repubblica Ceca, sul tema “Our beginnings: Hans Kelsen’s Heirs”.All’evento ha partecipato la delegazione della Corte costituzionale composta dalla Vice Presidente Marta Cartabia e dai Giudici Daria de Pretis e Francesco Viganò  e dal Segretario generale Cons.  Carlo Visconti. Il tema della Conferenza, “Our beginnings: Hans Kelsen’s Heirs”, è stato introdotto da Pavel Rychetský, Presidente della Corte costituzionale Ceca.

Hanno svolto relazioni Christoph Grabenwarter, Vice Presidente della Corte costituzionale austriaca (“Hans Kelsen - architect and judge of the Austrian Constitutional Court”);  Ivetta Macejková, Presidente della Corte costituzionale slovacca (“25 years of the activity of the Constitutional Court of the Slovak Republic – a few observations in retrospection”); Jan Filip, Giudice della Corte costituzionale Ceca (“Are We Hans Kelsen´s Heirs? Sources and Beginnings of Constitutional Judiciary within the Czech Republic´s Territory”).Nella prima sessione pomeridiana, presieduta da Jean Spreutels, Presidente della Corte costituzionale del Belgio, sono intervenuti Juan José González Rivas, Presidente del Tribunale costituzionale spagnolo; Andreas Vosskuhle, Presidente del Tribunale costituzionale federale tedesco (“Our Beginnings: Hans Kelsen´s Heirs – Development of the Federal Constitutional Court”); Arevik Petrosyan, Giudice della Corte costituzionale armena (“Challenges of the Constitutional Development and the Role of the Constitutional Court in Ensuring Constitutionality in the Republic of Armenia”); Jadranka Sovdat, Presidente della Corte costituzionale slovena (“Kelsen's Legacy in Slovenia”).Nella seconda sessione pomeridiana, presieduta da Jaroslav Fenyk, Vice Presidente della Corte costituzionale Ceca, hanno svolto relazioni: Corinne Luquiens, Giudice del Conseil constitutionnel francese (“L’evolution du Conseil constitutionnel - De la régulation des pouvoirs publics à la juridictionnalisation”); Mihail Poalelungi, Presidente della Corte costituzionale moldava (“Some historical information on the constitutional review in the Republic of Moldova”); e, per concludere, Francesco Viganò (“Constitutional Courts as Mere 'Negative Legislators'? Some Thoughts on the Italian Experience from a Criminal Law Scholar’s Perspective”).

 

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Wed, 19 Sep 2018 17:24:29 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/485/1/praga carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Andorra http://www.carlovisconti.it/mc/484/1/andorra

Il 12 e 13 luglio 2018 una delegazione  della Corte costituzionale,composta dai Giudici costituzionali Giulio Prosperetti e Giovanni Amoroso  e dal Segretario generale  Cons. Carlo Visconti ,ha partecipato, ad a Andorra la Vella,alla Conferenza internazionale in occasione delle celebrazioni per il XXV anniversario del Tribunal Constitucional del Principato di Andorra, sul tema «The Constitutional Courts: a warranty of the democratic quality of societies?».

Nella prima sessione, presieduta da Laurence Burgorgue-Larsen, Giudice del Tribunal andorrano, si è trattato delle competenze delle Corti costituzionali, intese come garanzie democratiche previste dalle Costituzioni nel rispetto del principio della separazione dei poteri e della protezione dei diritti fondamentali.

Hanno svolto interventi: Mourad Medelci, Presidente del Conseil Constitutionnel dell’Algeria; Gediminas Mesonis, Giudice della Corte costituzionale della Lituania; Ulrich Meyer, Presidente del Tribunale Federale della Svizzera; Tomás Sulyok, Presidente della Corte costituzionale di Ungheria.La seconda sessione, presieduta da Rainer Arnold, Professore all’Università di Regensburg (Germania), è stata dedicata al principio della separazione dei poteri e alle modalità con cui le Corti costituzionali provvedono farlo rispettare nei rispettivi ordinamenti. Sono intervenuti Sanita Osipova, Vice Presidente della Corte costituzionale della Lettonia; Arta Rama Hajrizi, Presidente della Corte costituzionale del Kosovo; Dragoljub Draskovic, Presidente della Corte costituzionale del Montenegro; Noël Kilomba Ngozi Mala, Giudice della Corte costituzionale della Repubblica democratica del Congo. Infine , è stato affrontato il tema dei diritti fondamentali, ed in particolare la questione se le Corti costituzionali proteggano esclusivamente quelli espressamente enunciati nelle Costituzioni ovvero se sia possibile enuclearne o individuarne altri per via interpretativa, anche tenuto conto della normativa sovranazionale.

 

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Wed, 19 Sep 2018 17:21:26 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/484/1/andorra carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Batumi http://www.carlovisconti.it/mc/483/1/batumi-

Si è svolto a Batumi (Georgia), dal 28 al 30 giugno 2017, il XVII Congresso della Conferenza delle Corti costituzionali europee, con la partecipazione di 34 Corti in qualità di membri ordinari, 1 Corte in qualità di membro associato, 10 osservatori, rappresentanti dei corpi diplomatici in Georgia (tra cui quello italiano). Vi ha partecipato la delegazione della Corte costituzionale composta dalla Vice Presidente della Corte Pro. Marta Cartabia, dal Giudice Prof.ssa Daria de Pretise dal Segretario generale Cons. Carlo Visconti.Nell’ambito del Congresso si è tenuta la riunione del Circolo dei Presidenti, cui hanno partecipato la Vice Presidente Cartabia ed il Segretario generale  Cons. Carlo Visconti. Nell’agenda ufficiale della riunione era all’ordine del giorno la richiesta del Kosovo di entrare a far parte della Conferenza. La prima sessione dei lavori, del Congresso, presieduta dal Presidente della corte georgiana Zaza Tavadze,  si è discusso del ruolo delle Corti costituzionali nel sostenere ed applicare i principi costituzionali.Nella seconda sessione ,presieduta dal Presidente del Tribunale costituzionale tedesco Andreas Voßkuhle, è stato affrontato il tema del ruolo delle Corti costituzionali nella definizione e messa in opera dei principi costituzionali espliciti ed impliciti.La  terza sessione, presieduta dalla Vice Presidente Prof.ssa Marta Cartabia, ha affrontato diffusamente il tema dei principi supremi costituzionali e della loro eventuale resistenza a modifiche costituzionali.  Il Circolo dei Presidenti, infine, ha approvato una risoluzione a difesa della indipendenza delle Corti costituzionali da pressioni e intimidazioni da parte degli organi politici, con implicito riferimento ad alcune Corti dei paesi dell’Europa centrale e orientale

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Wed, 19 Sep 2018 17:15:24 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/483/1/batumi- carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Vilnius http://www.carlovisconti.it/mc/482/1/vilnius-

Si è svolta a Vilnius (Lituania), dall’11 al 13 settembre 2017, il IV Congresso della Conferenza mondiale sulla giustizia costituzionale, con la partecipazione di 91 Corti in qualità di membri della Conferenza, 10 Associazioni di gruppi regionali e linguistici, 3 Corti internazionali, 2 Corti non membri della Conferenza e altre istituzioni e invitati speciali, per un totale di più 400 partecipanti. Vi ha partecipato la delegazione  della Corte costituzionale composta dal Giudice costituzionale Prof.ssa Silvana Sciarra  e dal Segretario generale  della Corte   Cons. Carlo Visconti. Il tema generale del Congresso, proposto dalla Corte ospitante ed approvato dal Bureau della Conferenza mondiale, era The Rule of Law and Constitutional Justice in the Modern World (Lo Stato di diritto e la giustizia costituzionale nel mondo moderno). Il tema è stato affrontato in quattro sessioni di lavoro con i seguenti “sotto-temi”: 1. The different concepts of the rule of law; 2. New challenges to the rule of law; 3. The law and the state; 4. The law and the individual. Nella seconda parte della mattina si è tenuta la prima sessione dei lavori, presieduta dal Vice Presidente della Corte costituzionale egiziana Adel Omar Sherif, sul tema The different concept of the rule of law. In questa sessione, come nelle successive, il tema è stato introdotto da una relazione di carattere generale, predisposta sulla base delle risposte al Questionario inviato a ciascuna Corte, cui ha fatto seguito un dibattito. La mattina del 13 settembre si è svolta ulteriore sessione, presieduta dal Giudice Fernando Jorge Ribeiro, della Corte Suprema di Guinea Bissau, sul tema The law and the state

 

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Wed, 19 Sep 2018 17:10:16 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/482/1/vilnius- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La Salute uguale dei potenti detenuti. http://www.carlovisconti.it/mc/479/1/la-salute-uguale-dei-potenti-detenuti-

Purtroppo ci risiamo.
Ogni volta che un uomo potente e ricco finisce in carcere per indagini o per condanna definitiva, scoppia la bagarre sulle condizioni di salute e sulla necessità di evitargli il carcere.
E’di questi giorni la vibrante polemica sulle condizioni di salute del Sen. Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterna in associazione  mafiosa ed in espiazione pena definitiva, dopo che in passato aveva anche trascorso un periodo di latitanza all’estero.

Dopo il diniego di scarcerazione pronunciato dal Tribunale di Sorveglianza che ha giudicato compatibili con lo stato di detenzione, le condizioni di salute del Senatore, che a dire dei giudici si può curare in carcere, è scoppiata la rissa mediatica .Dell’Utri ha affidato ai suoi legali un drammatico messaggio affermando  : «Preso atto della sentenza di rigetto con cui il tribunale di sorveglianza ha deciso di farmi morire in carcere, ho deciso di farlo di mia volontà, adottando da oggi lo sciopero della terapia e del vitto». Il diritto alla salute è una cosa molto seria.

Ma deve essere un diritto di tutti. Del ricco, del potente e degli ultimi. Nelle carceri italiane languono migliaia di persone e tante sono affette da gravi patologie ma nessuno se ne cura.Per i ricchi ed i potenti invece, si cerca immediatamente  di mobilitare l’opinione pubblica eccitandola alla pietà, facendo apparire i giudici come dei carnefici. Questa volta, come si apprende da articoli di stampa, si è  mosso anche il Garante dei detenuti nazionale del quali non si ricorda forse una così vibrante iniziativa per gli altri poveri e diseredati detenuti anche essi malati gravemente. Non possono non tornare alla memoria  altri simili casi giudiziari.

Tanti anni fa il potente e ricco ex Ministro della Sanità  Francesco De Lorenzo, era in carcere .Il suo avvocato difensore lanciò un sos drammatico: “E’da 180 giorni in prigione, non mangia più. Parla poco. A tratti vaneggia. Potrebbe anche cercare di uccidersi”.
Un sos drammatico “fondato su una perizia psichiatrica, depressione maniacale di grave entità, anoressia acuta, rischio di gesti estremi". da quando è in cella De Lorenzo ha perso diciotto chili. Nell' ora d' aria come un automa ripete: "Sogno di andare in Burundi, ad aiutare gli altri, a fare il volontario...". E si rammenta una famosa foto che nel corso di un’udienza, ritraeva De Lorenzo al quale il difensore cedeva il suo cappotto. E l’episodio del ristorante i De Ladroni, a Roma. In un articolo di Repubblica di 22 anni pubblicato in Internet, si legge testualmente: “  De Lorenzo, due mesi fa uscì da Poggioreale perché gravemente anoressico e depresso. Diciotto chili persi, pericolo di vita, tentazioni suicide: così diceva la perizia. Al processo, De Lorenzo era una larva umana.
Un mese fa, al "Gemelli" di Roma, Bruno Vespa si recò al capezzale per un' intervista: Sua Sanità era ancora attaccato alla flebo, anche se già pimpante e minuzioso nello scagionarsi. E nella foto spuntata ieri c' è un signore a spasso che non si direbbe, in effetti, un moribondo. Apriti cielo... "Quel finto malato ci ha ingannati. Ci ha usati...Noi ci siamo presi gli sputi in faccia per farlo uscire di galera e lui, invece di stare a casa o in clinica, che ti combina? Va al ristorante. Mi sento di dover chieder scusa a tutti gli italiani".Ed ancora ricordo il caso del cuore malato dell’ex Ministro Paolo Cirino Pomicino . Anche in questo caso l’avvocato difensore diffuse un drammatico allarme : “ ha sei by-pass. I chirurghi di Londra che lo operarono dopo l' ultimo infarto, il 20 febbraio scorso, gli hanno ordinato  riposo assoluto. Ma l' ex ministro, imputato nel processo per le tangenti del terremoto, dovrà ugualmente presentarsi in tribunale, domani, per l' interrogatorio: i giudici non hanno concesso il rinvio dell' udienza preliminare”.

A di stanza di più divent’anni entranni vivono, per carità con gli acciacchi propri dell’etàavanzata .E ricordo ancora il boss della camorra napoletana, condannato all’ergastolo per l’efferato omicidio della povera Silvia, Ruotolo inerme passante, Giovanni Alfano, che dopo aver subito 3 o 4 carcerazioni che andavano a rimediare ad altrettante scarcerazioni per cavilli formali, iniziò uno scipoero della fame perdendo 20 kili nella speranza di essere scarcerato ed il famoso boss Umberto Ammaturo  anche lui della Camorra che tentò di essere liberato fingendo di essere pazzo con i periti ai quali dichiarava che in cella vedeva un asino volare. Dunque massimo rispetto per le condizioni di salute, ma che tutti i detenuti malati siano trattati in maniera uguale.

Carlo Visconti

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Fri, 15 Dec 2017 00:20:15 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/479/1/la-salute-uguale-dei-potenti-detenuti- carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Gomorra: fuori dal coro - Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/478/1/gomorra-fuori-dal-coro---carlo-visconti

Giuseppe Borrelli (Procuratore Aggiunto e coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli) ha dichiarato a proposito di “Gomorra la serie”: «La fiction non coglie alcun aspetto della camorra di oggi». E il procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho: «Umanizza i boss». Duro Gratteri (procuratore di Catanzaro): «Si dà di loro un’immagine simpatica, è rischioso». Queste le dichiarazioni di tre importanti magistrati da anni impegnati al contrasto della criminalità organizzata. I miei amici e colleghi con i quali ho lavorato nell’antimafia, hanno perfettamente ragione. L’operazione commerciale alla base della realizzazione delle serie della fiction Gomorra, non si è minimamente curata degli effetti di queste pericolose trasmissioni che, evidentemente, arriveranno a serie 10 o 11, perché rendono molti soldi con l’aiuto di critiche entusiastiche e forse compiacenti e conformiste. Ho visto alcune puntate delle tre serie. Ci sono scene di violenza terribili, di sopraffazioni, di inganni, di soprusi, di prepotenza. Insomma tutto il patrimonio di violenza della camorra e delle altre associazioni mafiose. Ed ancora, Il nuovo procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, ha aggiunto: Ed il procuratore della Repubblica di Catanzaro ha sostenuto che “ la fiction consegni un’immagine tutto sommato positiva della criminalità, che i suoi personaggi siano «troppo simpatici» tra la gente e che questo rappresenterebbe un danno per la lotta alle cosche”. L’utenza principale che segue con ansia le puntate di Gomorra è certamente un’utenza particolare. Sul WEB è impazzata la polemica della concomitanza tra una importante partita di calcio della Squadra del Napoli e e una puntata della serie di Gomorra 3.  E così Sky ha accontentato (in nome evidentemente del profitto e della pubblicità) i telespettatori assetati di violenza ed ha reso disponibili su Sky On Demand gli episodi 5 e 6 di Gomorra fin dalle prime ore del mattino di venerdì 1° dicembre per consentire di vedere Gomorra prima della partita Napoli JUVE. Ed allora occorre riflettere. Il mondo dello spettacolo, la cinematografia ha per tanti anni raccontato con le immagini le presunte gesta dei violenti, dei malvagi insomma dei mafiosi. Per fare cassetta, mai una parola di condanna o immagini che potessero far comprendere la negatività di questi personaggi orribili. Saviano, che pure ha grandi meriti ha dichiarato: “Nelle serie volevo che il punto di vista fosse quello dei boss. Chi dice che i mafiosi sono diventati eroi non sa di cosa parla, nessuno di loro ha allure, sono squallidi, li smontiamo in ogni azione che compiono. Voglio fare misurare le persone con il male: quanta Gomorra c'è in ognuno di noi? Non mi piace far evadere lo spettatore ma lo voglio invadere “. Non sono d’accordo, Saviano forse pensa al pubblico con cultura, dotato di senso di critica che può comprendere questo scopo così presuntamente nobile delle immagini della serie. Purtroppo l’esperienza giudiziaria e di vita mi hanno convinto che non è così. Le masse di giovanissimi delinquenti  di Scampia, i picciotti di Palermo, di Reggio Calabria, della Puglia hanno bisogno di vera cultura, di modelli che non possono essere i personaggi di Gomorra. In nome di enormi profitti da pubblicità, non si rende un buon servizio alla collettività .

Carlo Visconti

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Tue, 12 Dec 2017 17:54:12 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/478/1/gomorra-fuori-dal-coro---carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Nodi o comuni da sciogliere di Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/477/1/nodi-o-comuni-da-sciogliere-di-carlo-visconti

Dal 1991 sciolti 300 comuni  per inquinamento mafioso «Dal 1991», quando fu introdotta la legge, «al 2014 sono stati sciolti per mafia quasi 300 comuni, con un aumento nel 2012 del 380% e nel 2013 del 320%»: sono dati che «indicano preoccupazione per un fenomeno diffuso di illegalità» e scontano «un radicamento delle infiltrazioni mafiose anche nelle regioni del Nord Italia».

Lo ha detto il presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, ascoltato ieri dalla Commissione Antimafia.

Lo scioglimento dei Comuni ad infiltrazione mafiosa è un problema molto serio.
Specialmente nei territori delle Regioni meridionali che in maggior numero sono state interessate da questo fenomeno.

La pregressa esperienza giudiziaria mi induce ad un grande scetticismo sulla reale utilità di questo istituto così come concepito attualmente.

I Comuni inquinati vengono sciolti per tre anni.

Mentre in passato la scelta dei Commissari era orientata fermamente dai Prefetti delle Province nelle quali ricadono i Comuni sciolti,attualmente la indicazione è effettuata in modo rigidamente centralistico dal Ministero dell’Interno. Sempre più di frequente vengono indicati Prefetti in pensione per la posizione di vertice  o dirigenti e vice prefetti per quelle di semplici Commissari.
Molto spesso questi ultimi, sono in servizio effettivo in Prefetture  (dove mantengono il loro incarico), talvolta distanti dal Comune sciolto o anche presso il Ministero dove anche mantengono il loro incarico.
Ne scaturisce dunque una turnazione delle presenze che certo non può non nuocere alla continuità di una nuova gestione del Comune sciolto per mafia o camorra o ‘ndrangheta.
Non solo, ma occorre considerare che  i dipendenti comunali, i Dirigenti, rimangono al proprio posto e dovrebbero concorrere al risanamento delle amministrazioni. “Calati juncu che passa la china” recita un antico proverbio siciliano: di  fronte alle difficoltà, l'unico sistema per non essere travolto è quello di piegarsi, di assecondare, per potersi poi rialzare quando il brutto momento è passato.
Spesso è proprio lo zoccolo duro di queste amministrazioni che si mette al servizio  a quegli  amministratori comunali eletti e che si piegano alle mafie e rimangono al proprio posto. Una  volta eletto il nuovo Consiglio comunale e scelta la nuova giunta, costoro  potranno riprendere tutti gli antichi asservimenti alla criminalità organizzata.

E poi l’Amministrazione straordinaria dura solo tre anni che sono troppo pochi perché gli amministratori straordinari, liberi dalla ricerca del consenso elettorale, possano veramente risanare.
Forse ne occorrerebbero almeno cinque e forse sarebbe necessario prevedere una mobilità effettiva del personale che finirebbe di rimanere stanziale.Ma nessuno parla di questo problema e molti tuonano contro lo scioglimento dei comuni infiltrati dalla criminalità organizzata.

Carlo Visconti

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Wed, 22 Nov 2017 18:32:35 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/477/1/nodi-o-comuni-da-sciogliere-di-carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Calzini e istituzioni http://www.carlovisconti.it/mc/476/1/calzini-e-istituzioni

Il Senatore Lucio Barani ha dichiarato al Fatto quotidiano che i Carabinieri di Aulla gli avrebbero detto, che quando fermano i delinquenti, questi tirano fuori i numeri di telefono dei pm e minacciano di chiamarli.

Chi sono i Carabinieri di Aulla? Non tutti per carità, ma sono quei 37 i carabinieri sottoposti ad indagini preliminari per presunti abusi nei confronti cittadini stranieri.

Abusi che secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbero perpetrati nelle caserme di Aulla e Licciana Nardi, in Lunigiana, provincia di Massa Carrara.

Tutto ciò, come si apprende dalla stampa, sarebbe contenuto negli atti di chiusura delle indagini preliminari, notificati nei giorni scorsi ai carabinieri, interessati da 189 capi di imputazione.

Sempre da notizie di stampa ,si legge che dagli atti della Procura di incriminazione dei carabinieri, si parla di atti intimidatori e vessatori, posti in essere nei riguardi di cittadini extracomunitari.

Alcuni carabinieri avrebbero profferito nei loro confronti espressioni come «se parli ti stacco la testa» o «ti spezzo le gambe».

Sarebbero state inoltre accertate lesioni personali e contusioni causate dall’aver fatto sbattere la testa di un extracomunitario contro il citofono della caserma.

Sarebbero stati vibrati colpi di manganello sulle mani dei malcapitati mentre erano appoggiate alle portiere delle auto durante i controlli.

Sarebbero state inferte scariche elettriche al fine di costringere uno spacciatore (sempre straniero) a confessare dove avesse nascosto la droga e sarebbero state comminate anche contravvenzioni immotivate.

Nell’ambito di quell’ inchiesta avviata a febbraio 2017 e terminata da poco, nel giugno scorso quattro carabinieri furono arrestati (ma soltanto uno finì in carcere) mentre per altri otto militari, furono disposte diverse misure cautelari, tra le quali il divieto di dimora e la sospensione dai pubblici uffici.

Dagli atti dell’inchiesta sarebbe emerso anche un episodio di una canna di una pistola conficcata in fondo alla gola di un malcapitato.

L’inchiesta così delicata è stata condotta dal procuratore capo Aldo Giubilaro con i sostituti procuratori Alessia Iacopini e Marco Mansi.

Per tutti, per carità deve valere la presunzione di innocenza fino ad eventuale condanna definitiva. Ma a fronte di tutto questo, si legge nel Fatto Quotidiano del giorno 8 novembre, che in un’interrogazione parlamentare presentata dal senatore di Ala, Barani e da altri 14 parlamentari, rivolta ai Ministri della Giustizia e della Difesa Orlando e Pinotti, il povero Peocuratore Giubilaro, sarebbe stato censurato tra l’altro perché va in tribunale con abbigliamento”poco consono in particolar modo per l’assenza dei calzini”. Occorrerà dunque al più presto una circolare del CSM che rammenti ai Pubblici Ministeri, ma anche ai Giudici, (ricordate il povero Giudice civile Raimondo Mesiano che aveva condannato il gruppo Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro di Milano, irriso sui media con una foto che lo ritraeva con i calzini corti?), di indossare sempre calzini e soprattutto consoni alle Istituzioni.

Carlo Visconti

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Tue, 14 Nov 2017 17:58:16 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/476/1/calzini-e-istituzioni carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
SOGNO O SON DESTO? - Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/475/1/sogno-o-son-desto---carlo-visconti

Autovetture in sosta dovunque i tutte le città.

Milioni di euro per contravvenzioni che Comuni non riescono ad incassare.

Nelle città che maggiormente frequento per vita e personale e per lavoro,  Napoli e Roma, le auto in sosta vietata sono centinaia al giorno, vigilate ben bene da parcheggiatori abusivi, spesso sotto l’occhio vigile dei vigili. Mi si passi il bisticcio. Sui marciapiedi, in curva, sulle strisce pedonali , sugli spazi riservati ai disabili, davanti ai passi carrabili.
Tutte soste rigorosamente senza sanzione.

Il costo sociale di questo fenomeno è altissimo, il traffico intralciato, l’inquinamento e quant’altro ancora.
Eppure da un po’ di tempo tanti solerti vigili e talvolta anche la polizia stradale, hanno iniziato ad elevare contravvenzioni sulla base dell’art. 168 del del Codice della Strada, ove è previsto  al comma 4, che “durante la sosta e la fermata il conducente deve adottare le opportune cautele atte a evitare incidenti ed impedire l’uso del veicolo senza il suo consenso”.

E fu così che  sempre più automobilisti  hanno rinvenuto sul  parabrezza  della propria auto, l’odiato foglio di contravvenzione  per non aver chiuso a chiave le portiere della propria vettura o per non averne chiuso finanche un solo finestrino. Figuriamoci se uno non chiude tutti i finestrini.
Ovviamente i proprietari di modellì coupè e comunque di veicoli a due porte sono avvantaggiati, perché possono dimenticare aperti solo due finestrini e due portiere.

Dunque i malcapitati e disattenti autisti che lasciano un veicolo parcheggiato e con il finestrino aperto, sarebbero colpevoli di incoraggiare il furto, e quindi un reato e comunque di consentire a malintenzionati di utilizzare quei veicoli senza il loro consenso.
Credetemi, io vorrei conoscere personalmente chi ha scritto quella norma e conoscere ad uno ad uno tutti coloro che hanno elevato contravvenzioni di tal guisa. Perché vorrei svegliarmi da un sogno.

Come ho appreso dal sito PoliziaMunicipale.it, il comandante di quella Polizia di Montecatini terme, ha riferito di non aver trovato nulla di strano e si è detto  orgoglioso di avere il primato per l'emissione di contravvenzioni contro chi  infrange l’art. 168, essendo questa norma  spesso dimenticata e mai presa in considerazione. Complimenti vivissimi. Ed allora come la si mette con le auto spider prive di “capote”? In sostanza, si è detto che il guidatore o proprietario, deve fare il possibile per dissuadere i malintenzionati, attraverso l’adozione di tutte quelle cautele per scoraggiare gli aspiranti ladri.

Passi per i conducenti che lasciano l’auto aperta con le chiavi inserite nel cruscotto, ma coloro che lasciano il veicoli con il finestrino abbassato, senza le chiavi inserite, davvero incoraggiano il furto?
Perché il ladro, o l’aspirante ladro, per impadronirsi dell’auto deve solo entrare dentro e proferire l’espressione lazzaresca “mettiti in moto e cammina”. Oppure deve forzare il cruscotto, forzare il meccanismo di accensione ?

Bahh!! Che strano paese l’Italia che si sveglia di fronte a i finestrini abbassati e tollera l’enorme numero di infrazioni ben più perniciose, al Codice della Strada.

Carlo Visconti

 

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Mon, 13 Nov 2017 17:33:10 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/475/1/sogno-o-son-desto---carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Futuri bamboccioni - Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/474/1/futuri-bamboccioni---carlo-visconti

“Tutto risale a una sentenza della Cassazione che lo scorso maggio ha condannato il dirigente scolastico di una scuola di Firenze per la morte avvenuta 15 anni fa di un venne finito schiacciato dallo scuola bus. A quel punto molti presidi d'Italia spaventati, evocando l'abbandono di minore, hanno emanato la circolare incriminata mettendo in difficoltà padri e madri costretti a riprendere da scuola i loro figli già adolescenti”.

Così si legge sul Corriere della sera di oggi 1° novembre. La  polemica è nota.

Parte da una circolare della Ministra Fedeli che in sostanza prevede l’accompagnamento coatto da parte dei genitori degli alunni delle scuole medie, al termine delle lezioni.

Da quella sentenza è cominciato il panico. Se vado indietro con la memoria, già dalla frequentazione della prima media, 53 anni fa, andavo a scuola da solo, nessuno mi accompagnava. Naturalmente ero ben istruito.

Da quando i miei genitori mi accompagnavano alle elementari, mi avevano insistentemente insegnato le regole fondamentali di prudenza. Stai attento, quando attraversi la strada, non attraversare mai con il semaforo rosso. Sappi che pur attraversando sulle strisce pedonali ci potrebbe essere qualche sconsiderato che non ti dà la precedenza che ti compete.

E tante altre regole regole ancora. Oggi lo spettacolo sulle strade è sotto gli occhi di tutti. I genitori camminano fuori dei marciapiedi tenendo per mano i bambini piccoli non dalla parte del marciapiede, ma esposti alle autovetture che transitano.

 

Sempre più spesso si vedono scooters con a bordo una persona grande e due bambini.

Gli adulti attraversano la strada tenendo con una mano i bambini e con un’altra il cellulare.

Dunque nelle famiglie non si usa più addestrare i bambini alla frequentazione del mondo.

Ed allora crescono vivendo pericolosamente. Non ci si meravigli poi come sempre sul Corriere della Sera della stessa data si legge:  «È la legge - diceva qualche giorno fa la ministra Fedeli -, non facciamone un caso di non assunzione di responsabilità da parte dei genitori: e poi ci sono i nonni».

Sapete come sta per andare a finire? E’ stato presentato un emendamento alla Legge di bilancio che prevede un'autorizzazione dei genitori per «consentire l'uscita autonoma dei minori di 14 anni dai locali scolastici al termine dell'orario delle lezioni».

E al secondo comma «esonera il personale scolastico dalla responsabilità connessa all'adempimento dell'obbligo di vigilanza».

Ciò che si preveniva con il semplice insegnamento nelle case, adesso si deve regolamentare per legge. O tempora o mores!!!!!

Carlo Visconti

 

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Fri, 10 Nov 2017 18:12:36 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/474/1/futuri-bamboccioni---carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
MOVIDA, CROCE E DELIZIA - Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/473/1/movida-croce-e-delizia---carlo-visconti

A Napoli un  condomino che abita in un palazzo in via Aniello Falcone, assediato da baretti frequentati da centinaia di giovani nelle ore serali fino a notte tarda , è stato assaltato  nel portone di casa dai titolari dei baretti ai quali ha osato far sentire la sua protesta e quella degli altri abitanti.

In un’altra strada del centro  cittadino, un altro condomino, anche egli accerchiato da decine di baretti spesso fuori legge, ha  scaraventato dal balcone sui giovani un vaso di terracotta essaperato  dagli incivili  urlatori notturni. In un’altra stradina ,da una finestra un altro  condomino estenuato dal rumore fino a notte fonda, ha lanciato sui ragazzi una  secchiata di acqua.

Storia di ordinaria follia metropolitana. Eppure il problema esiste eccome. Alcuni anni fa abitavo in una piazza del centro di Napoli ,la mia stanza da letto affacciava su di una piazzetta restrostante.Avevo solo il disagio della campana della chiesa vicina che suonava alle 7 ogni mattina. Dopo anni di quiete e di riposo, all’improvviso, sono stati aperti due baretti.

Ogni fine settimana dalle 22 alel 4 del mattino, musica ad alto volume schiamazzi, bottigliate. Una guerra. Ho accumulato sempre più rancore contro questi zulù che bivaccavano fino a notte fonda, contro i titolari dei baretti che davano  musica sparata fino alle 3 del mattino. Ho pensato a uova , pomodori, acqua, perfino altro, da scaraventare su questa folla. Mi ha trattenuto il senso di legalità il mestiere di magistrato che esercito da tanti anni.

"Presto  sarà pronta l'ordinanza  che prende spunto dal patto di convivenza civile al quale si aggiunge la parte sanzionatoria". Così ha dichiarato il Sindaco di Napoli, De Magistris, in un’ intervista.

Non è che vada meglio a Roma dove alcuni ragazzi che lavorano in locali dell’Eur hanno dichiarato  «La notte questo quartiere cambia faccia. Si trasforma in un altro mondo. Si riempie di ubriachi e attaccabrighe.

Di gente drogata che esce dai locali e crea problemi. Non  nascondo che abbiamo paura a lavorare». Recentemente a Roma Sei arresti, due denunce e due locali multati è stato  il bilancio dell'ultimo blitz dei carabinieri a Trastevere, cuore della movida che da anni degenera  tra degrado e spaccio di stupefacenti. Si allunga sempre  di più il numero delle città dove il centro storico diventa di notte terra di conflitti, bagordi, comportamenti devianti che provocano delicatissimi problemi di ordine pubblico.

Appena si parla di contrastare in qualche modo il fenomeno, nel senso di disciplinarlo, di armonizzare il diritto al riposo dei residenti con quello di divertirsi dei giovani, scoppia la bagarre. Eppure provate a fare una festa in un condominio con un po’ di musica. A mezzanotte, come Cenerentola compare la forza pubblica, chiamata da un condomino, che vi obbliga a continuare in silenzio. Che strano paese l’Italia. I singoli hanno doveri.

La moltitudine solo diritti, anche in spregio ai diritti degli altri. Diceva Winston Churchil che la democrazia è il peggiore sistema di governo ad eccezione degli altri. O come si diceva ancora, quello che mio è mio, quello che è tuo facciamo a metà. Chi tutelerà mai i diritti dei singoli contro quello delle moltitudini?

Carlo Visconti

 

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Thu, 9 Nov 2017 18:20:22 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/473/1/movida-croce-e-delizia---carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
VITA, MORTE O FANATISMO? http://www.carlovisconti.it/mc/472/1/vita-morte-o-fanatismo

Michele Gesualdi, ex Presidente della provincia di Firenze, è malato di SLA.

Le conseguenze di questa malattia sono descritte come  la perdita progressiva e irreversibile della normale capacità di deglutizione dell’articolazione della parola e del controllo dei musscoli scheletrici, con  paralisi che può giungere fino alla compromissione dei muscoli respiratori.

Gesualdi  ha scritto una lettera ai Presidenti di Camera e Senato. Ha invocato in maniera commovente, una rapida approvazione della legge sul trattamento biologico.

Ha scritto testualmente:” Oggi vi scrivo per implorarvi di accelerare l’approvazione della legge sul testamento biologico, con la dichiarazione anticipata di volontà del malato, perché da tre anni sono stato colpito dalla malattia degenerativa SLA e alcuni sintomi mi dicono che il passaggio al mondo sconosciuto potrebbe non essere lontano”.

Risale alla proposta di legge 1142  intitolata “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l’accanimento terapeutico”, l’iter parlamentare del testamento biologico.

In sostanza la proposta di legge in questione, in caso di approvazione, consentirebbe a tutti i maggiorenni di poter rinunciare a trattamenti di accanimento terapeutico ed in particolare l’idratazione artificiale e la nutrizione artificiale.

L’articolo 3 della legge, prevede che “ogni persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso le Dat (dichiarazione anticipata di trattamento), esprimere le proprie convinzioni  nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali“.

La legge è ferma al Senato ingolfata da emendamenti e resistenze varie, sono stati presentati circa 3000 emendamenti. In un paese come il nostro non c’è dubbio che fortissima è l’influenza della religione cattolica. Siamo la Sede del Vaticano,la tradizione cristiana è fortissima. La sofferenza, come si sa è  esaltata dalla religione cattolica. Eppure Michele Gesualdi è un cattolico convinto,è stato allievo di Don Milani, ha nella sua lettera, in sostanza sostenuto che il concetto della sopravvivenza a tutti i costi rappresenta un accanimento contro Dio.  La Camera ha approvato il testo con 326 voti favorevoli, 37 contrari e solo 4 astenuti. Segno di una cospicua maggioranza.

C’è però da riflettere sul fatto che la Camera è composta da 630 Deputati, dov’erano tutti gli altri? La normativa approvata alla Camera  "tutela il diritto alla vita, alla salute, ma anche il diritto alla dignità e all'autodeterminazione" e dispone che "nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata".

In un’intervista il Sig. De Carli, del Popolo della Famiglia, ha  illustrato  il senso degli  gli emendamenti scritti insieme dai Giuristi per la Vita e presentati alla Camera per sbarrare la strada al testamento biologico ed ha affermato tra l’altro che la legge sul testamento biologico “è una legge che farà danni enormi al Paese: basta vedere l’effetto di leggi simili nel Nord Europa”.

Non ha però spiegato quali siano questi danni enormi. Per fortuna sono riusciti, gli emendamenti, solo a rallentare l’iter di approvazione alla Camera.

Ma come già detto, altri 3000 emendamenti sono stati presentati al Senato. Il martirio di Piergiorgio Welby ,di  Eluana Englaro,  di Dj Fabo, di Fabiano Antoniano costretto a recarsi in Svizzera per il suicidio assistito, non sono serviti a nulla se la legge è bloccata da sette mesi al Senato. “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso diceva Gesù Cristo”. Ho visto negli occhi della mia amata madre, malata gravemente per dieci anni, l’implorazione di non voler più soffrire. Tanti fanatici religiosi o politici, si passino una mano sulla coscienza, mettano da parte i biechi interessi di parte ed i fanatismi pseudoreligiosi, facciano la loro parte di rappresentanti del popolo e non di loro stessi  e facciano approvare la legge . Gran parte dell’opinione pubblica li ringrazierà.

Carlo Visconti

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Tue, 7 Nov 2017 17:21:26 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/472/1/vita-morte-o-fanatismo carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
FAKE NEWS E DELEGITTIMAZIONE http://www.carlovisconti.it/mc/471/1/fake-news-e-delegittimazione

Così titola un articolo apparso sul quotidiano “Il Giornale” del 22 ottobre 2017 : “ Agghiacciante episodio a Treviso.Violentò per anni la figlia ma la giustizia lenta l'ha salvato dal carcere. L'uomo, di fronte alla giustizia, pagherà soltanto sul fronte civile. Significa che espierà le ignobili azioni compiute semplicemente staccando un assegno.  Ed ancora, dopo aver descritto un’orribile storia di stupro e violenza di un padre orco nei con fronti di una piccola figlia, conclude con un esecrabile giudizio del tipo:

 “È da non crederci, ma nonostante le nefandezze compiute questo signore non sconterà nemmeno un giorno di carcere. Non passerà neanche una notte in galera nonostante la condanna di dieci anni inflittagli dal tribunale di Treviso e dalla Corte d'Appello di Venezia. Il motivo? Quest'ultima, giovedì, ha dovuto decretare il non luogo a procedere perché nel frattempo era scattata la prescrizione, dato che la Corte di Cassazione ha reso meno pesante il calcolo di un’aggravante ai fini della prescrizione”.

Sembrerebbe una storia terribile.Nella sostanza lo è per la nefandezza di quel padre, ma  la notizia, per come è presentata sembra voler accusare i Giudici della Cassazione di un ancora più grave nefandezza. Dunque ancora una volta un tentativo di delegittimazione dell’immagine dei magistrati nell’opinione pubblica. Ma le cose non stanno precisamente così. In realtà la Cassazione, in un diverso procedimento penale, si è pronunciata a sezioni unite, affermando un principio di diritto in materia di calcolo della prescrizione in materia di una determinata circostanza aggravante. Dunque un principio di diritto vincolante per tutti i giudici. Ma certamente la Cassazione non sapeva e non poteva conoscere l’esistenza del procedimento del quale si parla nell’articolo e soprattutto non conosceva l’effetto che la sua statuizione avrebbe comportato in quella terribile vicenda di violenza. Eppure chi ha letto quell’articolo non può che averne tratto il convincimento che il padre orco, l’abbia fatta franca perché aiutato dalla sentenza della Cassazione.

Non c’è dubbio che il processo sia durato troppo a lungo. Ma certo la prescrizione non è addebitabile alla Cassazione che ha solo voluto affermare solo un principio di diritto e non per  quel caso specifico. Tutto ciò è molto pericoloso, la delegittimazione del giudice, cioè di chi deve dirimere i conflitti ed assicurare la pretesa punitiva dello stato, mina la democrazia. Le Fake News non sono solo quelle completamente false che avvelenano da tempo il Web, ma anche le notizie costruite suggestivamente su fatti oggettivamente veri ma presentati in maniera artefatta, tale da ingenerare falsi convincimenti.Con tutto il rispetto per i giornalisti, questi sono comportamenti gravi che devono indurre a riflessioni approfondite sulla necessità di una corretta informazione.

Carlo Visconti

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Mon, 30 Oct 2017 18:27:18 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/471/1/fake-news-e-delegittimazione carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
DROGA LIBERA, O NO? di Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/470/1/droga-libera-o-no-di-carlo-visconti

Si discute da molto sulla liberalizzazione delle droghe leggere.

Il dibattito anima convegni, tavole rotonde, trasmissioni televisive, talk show e quant’altro. Ognuno dice la sua.
Esperti e non esperti sono convinti, quando parlano in pubblico, senza curarsi che tanti giovani li ascoltano. E giù ad espressioni pro e contro il proibizionismo, con ricette talvolta discutibili.
Il problema è enorme ed investe non solo l’Italia, ma anche tutta la comunità internazionale. E questo dibattito deve essere spostato anche in sede ONU, per le evidenti implicazioni che toccano tutti i paesi del mondo. Ma prima di parlare, talvolta a sproposito, occorrerebbe tener presenti dei fatti concreti che devono soccorrere obbligatoriamente per la ricerca di una soluzione concreta, se mai se ne potrà trovare una.

La cocaina può essere prodotta per ragioni climatiche e territoriale, solo in Colombia, Bolivia e  Perù. E’ in quei luoghi che si attesta il 90% della produzione mondiale. Chi la produce sono poveri contadini che vengono sfruttati dai monopolisti della droga,che compensano con pochi sodi la fatica di tanta  gente affamata.

Ebbene la Comunità internazionale, se fosse realmente animata da un vero fuoco sacro ,di contrastare realmente il fenomeno letale della droga, dovrebbe muoversi tutta insieme.

Trattare direttamente con i contadini e non con le strutture di governo di quei luoghi spesso corrotte, proponendo la totale riconversione delle colture di droghe con altre colture. Ovviamente con una retribuzione almeno doppia di quella da fame, attualmente percepita dai poveri campesinos. Un idea? Buona o cattiva, perché non discuterla pubblicamente.

Altro argomento: la droga leggera non fa male.

Non è vero, oramai sembra provato che anche le piante di marijuana’s, sono state sottoposte a manipolazioni genetiche, ottenendo un the (principio attivo), assai vicino a quello della cocaina. E poi è anche provato che l’uso della marijuana riduce lo spessore della corteccia cerebrale.

Dunque rendere libero l’uso della marijuana è oltremodo pericoloso. Attualmente la marijuana si vende a 4 euro a grammo. La sua liberalizzazione e vendita libera ai maggiorenni, potrebbe essere attuata con un prezzo, così dicono gli esperti, a 12 euro al grammo.

Ed allora, con la liberalizzazione i diciottenni potrebbero comprarla in farmacia a quel prezzo superiore. Ma se è vero che il prezzo lo fa il mercato, perché non comprarla al mercato nero a 4 euro al grammo. Ed a questo mercato si rivolgerebbero certamente tutti i ragazzi infradiciottenni.  Parliamo di questi argomenti con equilibrio, discutiamoli con i giovani, ma senza ricette precostituite e con informazioni scientifiche serie e confermate in sede internazionale

Carlo Visconti
 

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Fri, 27 Oct 2017 18:07:23 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/470/1/droga-libera-o-no-di-carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
I concorsi - Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/469/1/i-concorsi---carlo-visconti

C’è stato un gran parlare dei concorsi in questi mesi.

Si  è detto molto e si è letto molto.

Si sono lette le intercettazioni delle indagini relative ai concorsi per le cattedre di diritto tributario.
Si è letto di rettori indagati per aver favorito questo o quel candidato parente di qualche collega della stessa o di altre università.
Si è letto di concorsi truccati in qualche ramo della pubblica amministrazione centrale e periferica, di concorsi negli enti locali.
Si è letto di tutto.

Il Prof. Cassese ha sulla stampa manifestato con chiarezza il suo pensiero in materia di concorsi, sostenendone la necessità per contrastare la bulimia della politica di reclutare in ogni dove, soggetti con la schiena non dritta, per disporne a piacimento. Per farne propri strumenti nell’esercizio dell’attività amministrativa. E sì che molti politici rivendicano la loro indipendenza dalla burocrazia, gridando a piene tonsille che la politica deve dare l’indirizzo e l’amministrazione deve mettere in pratica le elaborazioni di indirizzo politico.

Il problema vero non sono i concorsi. Diceva Falcone che le Istituzioni camminano sulle gambe degli uomini. Se questi son di parte, se sono corrotti, se sono ignoranti, se sono approfittatori, le Istituzioni ne saranno diabolicamente influenzate.


Quando ho sostenuto il primo concorso in Magistratura, circa 42 anni fa, mi è capitato un curioso episodio.

Mi scervellavo per redigere una delle prove scritte e mi sono accorto che un distinto signore, componente  della Commissione esaminatrice, dunque un docente universitario, un avvocato o un magistrato, in piedi, accanto al candidato che sedeva davanti a me, gli stava dettando letteralmente il tema. Mi sono chiesto che cosa dovessi  fare. Dovevo fare una scenata, far finta di niente? Per fortuna la mia napoletanità è venuta a trarmi di impaccio.

“Mi scusi” faccio al distinto signore, “Può parlare più forte così sento anche io”. 

Ed allora non sono i concorsi che sono sbagliati. E’ sbagliato il modo con il quale si organizzano e con il quale vengono gestiti. E’ sbagliato il modo con il qule vengono reclutati i componenti delle Commissioni. In Tribunale si registrano le udienze e si fa la trascrizione. Perchè non si può videoregistrare una prova orale di qualunque concorso. E perché non si possono registrare i lavori delle commissioni di concorso, soprattutto quando operano nella sede non pubblica e quando compongono i verbali delle sedute. E poi le operazioni delle correzioni degli elaborati scritti dovrebbero essere veramente collegiali, con tanto di registrazione dell operazioni stesse. E poi, il massimo della provocazione,  nei maxi concorsi, le prove scritte potrebbero essere sorvegliate con telecamere. La privacy non c’entra nulla. Quando si va a fare un concorso, si sta compostamente seduti ad un tavolino, con la penna il foglio e caso mai, con i testi da poter consultare.

Quandi candidati sarebbero espulsi da accorte “zummate”?


Anche questo è elementare e dunque non sarà mai attuato.

Carlo Visconti

 

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Tue, 24 Oct 2017 17:27:18 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/469/1/i-concorsi---carlo-visconti sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Magistrati in politica http://www.carlovisconti.it/mc/468/1/magistrati-in-politica

Ha dichiarato il Senatore D’Ascola,presidente della Commissione Giustizia del Senato :”Vogliamo stringere i tempi” C’è un’ampia convergenza delle forze politiche”. Quest’ampia convergenza riguarda il disegno di legge, che deve porre seri limiti al rientro in toga dei magistrati che siano scesi in politica candidandosi semplicemente o venendo eletti.

Una  previsione veramente rischiosa è il tentativo di far ritornare i magistrati eletti direttamente in Cassazione. Ci sono troppi interessi particolari e personali a questo riguardo.
E’ paradossale che sia il Csm che l’Associazione magistrati che tutta la politica, fanno notare il grave danno di immagine ed i pericoli dei giudici  che scendono in politica  e poi ritornano ad indossare la toga. Eppure non si riesce a porre un freno, un rimedio, a tale fenomeno.
Con tutti gli impegni parlamentari forse questa legge non la si approverà in tempo,  forse anche qualche magistrato sta scaldando i motori per scendere in politica e candidarsi, come qualcun altro desidera ritornare in posti di rilevo, di ritorno dalla politica. Ebbene il rimedio per contrastare quei magistrati che hanno studiato o stanno studiando per “scendere in campo”, è a portata di mano e mi sembra l’uovo di Colombo.
I magistrati in servizio non hanno alcun collegamento diretto con gli elettori, non si possono candidare lì dove hanno esercitato le funzioni giurisdizionali. Non hanno apparato elettorale. Quasi sempre i colleghi che sono stati eletti, lo sono stati in territori lontanissimi dalle loro sedi, dove nessuno li conosceva, se non forse dai titoli dei giornali.
Ed allora?Allora la soluzione è semplice. Tutti i partiti vedono come il fumo negli occhi, giustamente, i magistrati che scendono in politica.Dunque, tutti i partiti, non offrano alcun seggio ai magistrati, come pure hanno fatto in passato. Si accordino per evitare di candidarli.  Nessun  magistrato può avere la forza di candidarsi da solo.Il problema è risolto in radice. A questa soluzione si dedichi il CSM e l’Associazione nazionale Magistrati che terrà da venerdì il suo congresso. I Segretari dei gruppi correntizi, il Presidente dell’Associazione stessa, il CSM, dinanzi al Presidente della Repubblica, invochino questa soluzione che appare assolutamente rispettosa dei canoni costituzionali.Ne avranno il coraggio? Quanto al rientro in toga degli attuali magistrati in politica, le soluzioni ci sono e sono semplicissime. Le alchimie non servono. Questi colleghi possono rientrare in organi giurisdizionali collegiali lontani dai loro territori di elezioni o di appartenenza. Chi è stato eletto nel Lazio  o in altre zone del centro Sud, può tornare in una sezione di un Tribunale in Friuli, in Valle d’Aosta, che è stato eletto in un collegio del Nord potrà tornare in ruolo in Calabria o in Sicilia, dove c’è sempre bisogno di magistrati. Per otto o dieci anni. Mi sembra elementare, come diceva Mr. Watson all’amico Holmes.
Troppo elementare, perciò non accadrà mai.

Carlo Visconti

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Fri, 20 Oct 2017 17:08:28 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/468/1/magistrati-in-politica carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
LA FAMIGLIA http://www.carlovisconti.it/mc/467/1/-la-famiglia

La famiglia ha subito profondi mutamenti nel corso del tempo: accanto alla diminuzione di matrimoni e all’ aumento di famiglie di fatto, si è assistito anche al declino della fecondita’ e all’aumento di separazioni e di divorzi in tutti i paesi del mondo occidentale.

In ambito sociologico e psicologico si preferisce utilizzare il plurale ‘famiglie’ e non più famiglia, le trasformazioni sociali e culturali, determinando significative modificazioni nelle strutture e nelle funzioni del sistema familiare, hanno creato così un’ ampia gamma di modelli familiari.

Mentre in passato gli studi degli scienziati sociali mettevano a fuoco le re­lazioni interne ed esterne al nucleo familiare, i recenti sviluppi della ricerca scientifica sulle famiglie tendono a privilegiare 1’analisi dell’intreccio tra in­dividuo e gruppo familiare. Permane la tendenza della famiglia a caratterizzarsi come nucleo relativamente chiuso all’esterno, regolato da norme e modelli specifici, come area degli affetti (e gli attori so­ciali che la percepiscono come tale si comportano di conseguenza), regolata da un codice affettivo che è esclusivo, selettivo, contingente, rinegoziabile ad ogni nuova occasione, legittimato quasi solo a livello individuale.

All’interno del dibattito attuale, la questione cruciale concerne le diverse forme che la famiglia può assumere nelle attuali società. Tali forme si diffe­renziano rispetto al criterio della composizione (famiglie con coppie di fatto, famiglie ricomposte e famiglie ricostituite in seguito alla separazione e ad una nuova unione coniugale, famiglie monoparentali), rispetto al genere (fa­miglie con coppia eterosessuale, famiglie con coppia omosessuale), rispetto all’appartenenza etnica (famiglie di immigrati o con coppia mista, o ancora con figli adottati di etnia diversa).

Ma la famiglia, nonostante le sue trasformazioni, resta sicuramento un elemento fondamentale nell’educazione e nel percorso dei figli rispetto alla maturità ed al loro ruolo di cittadini. Da molti anni purtroppo, sempre più spesso, la famiglia ha quasi completamente allentato l’attenzione sui figli, fino dall’età più delicata, l’infanzia.

Vengono parcheggiati davanti ai televisori, ai tablet che usano per troppe ore al giorno. Ma quest’abbandono si trasforma poi in una difesa senza quartiere dei figli che abbiano posto in essere comportamenti aggressivi, che abbiano fatto i bulli opprimendo altri compagni di scuola o di giochi. Tanti, troppi genitori difendono i comportamenti irregolari dei figli, non curandosi così della  diseducazione al senso morale che provocano, in sostanza costruendo cittadini, donne ed uomini senza moralità.

Accanto a questa assenza ed alle mancanze della famiglia, si aggiunge l’assenza della scuola che non si cura più anch’essa di costruire i buoni cittadini del futuro. Nei programmi ministeriali manca l’educazione civica, materia di una volta, l’educazione alla legalità.

Ma la Costituzione ha dedicato massima attenzione alla famiglia  (artt. 29-31) ed alla scuola (art.33-34) con l’evidente progetto che famiglia e scuola devono curare il benessere del singolo e della collettività iniziando proprio dall’infanzia. Ricominciamo, famiglia e scuola,  ad attuare dal basso quanto hanno previsto i Padri della Costituzione che l’anno prossimo festeggerà i suoi 60 anni.

Famiglia e scuola si riapproprino del proprio ruolo di formazione. Si preoccupino di formare le persone ed i cittadini del futuro. Così faranno più semplicemente una “formazione dei formatori” là dove i piccoli saranno i formatori del futuro.

Carlo Visconti

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Wed, 11 Oct 2017 18:28:24 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/467/1/-la-famiglia carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
FINALMENTE! - Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/466/1/-finalmente---carlo-visconti

Finalmente qualcosa si è mosso.Era stata annunciata da tempo una seria iniziativa da parte del Governo tedesco per contrastare le fake news, i reati in rete,le persecuzioni personali, le aggressioni verbali, omofobe ,le aggressioni verbali, le calunnie gratuite. E così è stato.  A marzo la Cancelliera Angela Merkel  aveva  deciso di sottoporre all’esame del Parlamento una legge severissima per contrastare un fenomeno odioso,che si va diffondendo sempre di più nel mondo, permettendo a soggetti malati, repressi, di fare il proprio comodo,  protetti dalla Rete. Il progetto, appena annunciato, aveva attirato subito una serie di polemiche dai soliti fautori di una libertà sfrenata e senza controllo nell’uso di Internet,in nome di un malinteso senso di democrazia globale, che non tiene in alcun conto il diritto dei singoli. Il principio posto a base del progetto era quello della difficoltà di perseguire i singoli comportamenti per la vastità del fenomeno, sempre più in espansione, così, era stato previsto  per i social network , l'obbligo di  rimuovere in tutta fretta, i link dal contenuto penalmente rilevanti o contenenti notizie evidentemente false, andando incontro, in caso di violazione dell’obbligo a sanzioni pecuniarie salatissime. Come si legge sulla Repubblica, “quando il Ministro della Giustizia tedesco Maas ha annunciato il provvedimento, l'associazione degli editori tedeschi (Verband deutscher Zeitschriftenverleger) VdZ ha gridato alla censura. Ma il ministro socialdemocratico ha replicato che "per noi la libertà d'opinione finisce là dove comincia la calunnia". Come da prassi, nel resto, nel vecchio mondo fuori dal web”.In Italia il disegno di legge predisposto dalla Senatrice Gambaro, dove sono previste multe per chi pubblica notizie false su social network o siti avari, sembra fermo ed impantanato. Ed anche la parlamentare italiana, di fronte alle critiche di falsi moralisti libertari, aveva risposto :”"Il provvedimento è un primo passo per aprire un dibattito più ampio che non riguardi solo il mondo politico, ma tutti gli attori della società civile. Non vogliamo mettere un bavaglio al web, né fare gli sceriffi, ma normare quello che è diffuso e non ha regole". Finalmente è stata promulgata la Legge  denominata con una espressione impronunciabile  "Netzwerkdurchsetzungsgesetz" ("Network Enforcemente Act", comunemente conosciuta come "NetzDG" o come "Legge anti-odio" o "Legge Facebook"). Finalmente, per il momento, solo in Germania, quei vigliacchi, violenti e malati che continuano da anni ad attaccare odiosamente le etnie delle persone, la nazionalità, la religione, il genere, le disabilità, lo stato di salute, gli orientamenti sessuali, avranno un ostacolo in più contro le loro insane manie. E tanti opinionisti che gridano allo scandalo ogni volta che si tenta di imporre delle regole contro l’odio e l’aggressione in rete, dovrebbero ricordare che, per esempio, tempo fa la nota testata giornalistica inglese “TheGuardian”, ha fatto realizzare un esteso campionamento su commenti pubblicati sul proprio sito per circa 10 anni. Si è accertato che gli articoli redatti dalle giornaliste hanno prodotto un’enorme quantità di “trolling” (“pubblicazione di messaggi intenzionalmente sgarbati, volgari, offensivi, aggressivi o irritanti”), a fronte degli articoli redatti dai giornalisti uomini. In sostanza il sondaggio ha verificato, che in ossequio ad una oramai eclatante e pericolosa   persecuzione di genere, si insulta una giornalista donna a prescindere da ciò che abbia scritto o come lo abbia scritto. Quand’è che in Italia potremo evitare o comunque perseguire chi ha pubblicato, nei confronti dell’Assessore all’Istruzione e pari opportunità del Comune di Modena, la vile aggressione di genere:“Piddine, fatevi stuprare dagli immigrati, allora e come dice il mediatore culturale idiota, all’inizio fa male, poi... buon divertimento!”. Solo allora potremo dire :”Finalmente”.

Carlo Visconti
 

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Mon, 9 Oct 2017 20:55:55 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/466/1/-finalmente---carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
DEGRADO URBANO E MALAFFARE - Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/465/1/degrado-urbano-e-malaffare---carlo-visconti

Il degrado della stazione di Piazza Garibaldi a Napoli era sotto gli occhi di tutti. Lerciume, delinquenti, prostitute, spaccio di droga a cielo aperto. Da anni la principale porta di accesso a Napoli del turismo era un obbrobrio profondo. Comune, Istituzioni varie tacevano in maniera assoluta. Lavoro  a Roma ma torno a Napoli ogni fine settimana. Uno sconcio. Tassisti prepotenti al parcheggio, offese, prevaricazioni nelle corse. Eppure niente di niente. Tolleranza mille per parafrasare il famoso slogan di Rudolph Giuliani sindaco di New York. E’ proprio questo il problema di Napoli. Si tollera tutto. Tutti tollerano tutto. Le regole non esistono e non si applicano. La situazione degrada all’infinito e poi è difficile raddrizzarla. Non esiste il principio di sorvegliare attentamente il territorio per stroncare ogni abuso appena dopo. Le bancarelle abusive sorgono ogni giorno e si moltiplicano perché si sa che nessuno farà rispettare il divieto. Quando la situazione diventa esplosiva, è già difficile scacciare 10, 20 50 banchetti  abusivi. Ci si riesce solo con esiti di guerriglia urbana. La tolleranza zero, consiste nel  contrastare severamente anche i reati più lievi, per imporre sul territorio delle città un diffuso  senso della legalità. E’ stato detto che il corollario  del principio della tolleranza zero  è la  celebre espressione delle "finestre rotte": se in un quartiere i teppisti si divertono  a  rompere le finestre, i vetri rotti devono essere sostituiti immediatamente subito, perché  un’immediata manutenzione trasmette a tutti i cittadini il segnale  del controllo dello Stato sul territorio. Ebbene è proprio  così . Alcuni anni fa la sicurezza di prossimità consentiva  una "vicinanza fisica"  ai cittadini al fine di assicurare al cittadino-utente, appropriate comunicazioni e collaborazione, con le forze dell’ordine anche della polizia locale. L’intuizione era brillante ma poco dopo non se ne è fatto più nulla. Peccato è stata persa un’occasione. Come si è letto sul Quotidiano il Mattino, “ieri pomeriggio, e fino a tarda serata, un pattuglione composto dagli agenti del commissariato Vicaria-Mercato e del reparto Prevenzione crimine, col supporto della polizia municipale, ha passato al setaccio piazza Garibaldi, corso Garibaldi, corso Novara e corso Lucci, fino all’inizio del corso Umberto. Sottoposti a controlli numerosi pregiudicati, tra i quali anche diversi extracomunitari per i quali è stata verificata anche la regolarità del soggiorno in Italia. All’interno della stazione, intanto, sono andati avanti i controlli affidati alla polizia ferroviaria, anche questi intensificati negli ultimi tempi e finalizzati al contrasto al borseggio” Bene benissimo. Ma occorre continuare. Se in pochi giorni finisce tutto, si avrà la consapevolezza che è stata tutta una parata che la situazione continuerà peggio di prima con la consapevolezza dell’impunità. Speriamo di no.

Carlo Visconti

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Mon, 2 Oct 2017 18:46:30 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/465/1/degrado-urbano-e-malaffare---carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
GIUDIZI E PREGIUDIZI - Carlo VIsconti http://www.carlovisconti.it/mc/464/1/giudizi-e-pregiudizi---carlo-visconti

Come al solito una fase di un procedimento penale, la concessione degli arresti domiciliari ad un giovane che ha odiosamente ammazzato la fidanzata,ha scatenato una tempesta di commenti, di valutazioni, di apprezzamenti, talvolta  discutibili o anche di cattivo gusto da parte di tante persone. Molte di queste, probabilmente non hanno letto neppure uno degli atti processuali sui quali si deve fondare ogni decisione del giudice. Occorre riflettere sul pericolo di queste reazioni. Nessuno spiega che la custodia cautelare si può infliggere solo in presenza di stringenti requisiti di fatto e di diritto e non sulla base del crimine perpetrato. Occorre il pericolo di fuga concreto e dimostrabile. Occorre il pericolo di inquinamento delle prove ed occorre anche il pericolo di reiterare un medesimo reato. L’assassino in questione, (innocente fino a sentenza definitiva) ha confessato, non ha tentato di fuggire,certamente non può uccidere ancora e non può essere concretamente dimostrato che può uccidere ancora. In realtà verrebbe da dubitare che l’Italia sia un paese civile. E’ stato scritto in che i cittadini hanno diritto ad un processo in tempi ragionevoli, ma  poco o nulla fa di concreto per assicurarlo. Nelle aule di giustizia c'è scritto che la legge è uguale per tutti. Ma quanti pensano che questo motto debba essere cancellato perché non è così? Quanti aspettano da anni una sentenza che li liberi dall'incubo di una accusa ingiusta o che metta riparo ad un ingiusto torto subito?

Tutti parlano di riforme che vedono come oggetto il giudice o il pubblico ministero Ma quanti in realtà hanno davvero a cuore il funzionamento del processo civile e di quello penale? In Italia, in molti uffici giudiziari si cuciono ancora i fascicoli con lo spago, alla faccia dei più semplici sistemi di rilegatura. Gli atti dei processi si affogliano  in mastodontici fascicoli, con  un puro ordine cronologico e non secondo un filo logico. quasi totale dei Magistrati dal Ministero della giustizia. Si parla della giustizia del 2000 e si chiede un  non bene identificato giusto processo, senza specificare se i ricchi o i potenti debbano avere lo stesso trattamento dei poveri o dei diseredati. Tanti  offrono un proprio pacchetto giustizia mentre dovrebbero dire invece "paccotto" giustizia.I più, infine, si ostinano a dimenticare che la giustizia deve essere un servizio essenziale dello Stato e non pura esercitazione dialettica. Mi chiedo  allora se non  può essere più utile, che tante infuocate energie vengano convogliate in una reale volontà di restituire alla giustizia la dignità che si conviene ad un  paese che vuole essere moderno.Ma una cosa è certa, mai potremo accettare il processo sommario dei media e della disperazione comprensibilissima delle parti offese. A queste ultime, come agli imputati è dovuto un giusto processo rapido.

Carlo Visconti

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Mon, 2 Oct 2017 18:36:39 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/464/1/giudizi-e-pregiudizi---carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
NAPOLI E DINTORNI... -Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/463/1/-napoli-e-dintorni--carlo-visconti

Ogni volta che accade un evento criminale eclatante, riesplode il copione dell’allarme  camorra e si assiste ad una girandola di interviste di persone che si  mostrano più o meno preoccupate di quanto sta avvenendo a Napoli, in  provincia e nella Campania in genere.

Se si tratta di un avvenimento  che si può addebitare, anche lontanamente, alla responsabilità di qualcuno, comincia la caccia grossa e tutti, per il loro tornaconto, tentano di  indicare la vittima del sacrificio che deve poi tacitare le coscienze e soprattutto l’opinione pubblica.

Se purtroppo il responsabile  non ha un’identità  precisa, comincia la parata di tanti, assillati da un’unica preoccupazione, dimostrare che la propria istituzione, il proprio ufficio è a posto, ha compiuto il suo dovere e non ha niente da rimproverarsi. Anzi si cerca sottilmente di insinuare che qualcun altro è in ritardo o non sa fare il suo lavoro.

Non è così che si combatte la camorra.

Per chi non lo sapesse o fa finta di non saperlo, la camorra, pressocchè impunita, spadroneggia a Napoli tutti i giorni. Con le estorsioni, con la droga, con il contrabbando, con il lotto clandestino, con i parcheggiatori abusivi che si impadroniscono delle strade, con il riciclaggio nelle attività commerciali, con la tolleranza del disordine , con la prostituzione,  con l’usura e oggi anche con le bombe.

Eppure, se non accade nulla di eclatante, ci si illude che tutto vada bene, che si sono create le condizioni di sviluppo, che gli imprenditori del nord verranno ad investire i loro soldi a Napoli, che è in atto il nuovo Rinascimento ( quello napoletano).

Se c’è qualcuno che tenta di dissentire sul  clima del  “tutto  va bene madama la marchesa”, viene aggredito e sopraffatto.

E’ proprio questo l’errore più marchiano. La situazione  delle provincie di Napoli  e  Caserta , è straordinaria e deve essere affrontata come tale, con interventi straordinari e prolungati nel tempo.

A proposito quanto sono durati, per esempio i massicci controlli del territorio, i controlli sui motorini e tante altre iniziative sbandierate ai quattro venti?

Invece lo Stato si affretta a snocciolare cifre: tanti magistrati, tanti poliziotti, tanti carabinieri, che volete di più?

Si parla di omertà?  Macchè, ma cosa vai dicendo, la gente è pronta ad aiutare polizia e magistrati, fa la fila per  indicare i responsabili dei crimini, piccoli o grandi, che vede attorno a sé.

Si parla di prevenzione? Macchè, è tutto a posto, è tutto sotto controllo.

I processi non si celebrano, fioccano scarcerazioni e prescrizioni ? Poco male , l’importante è separare i giudici dai pubblici ministeri. Per il resto, niente. Nessuna strategia globale. Riunioni, discussioni, comitati, visite ufficiali, passerelle e basta, non se ne può proprio più.

E la gente per strada continua a morire, continua a subire scippi  rapine e estorsioni ed a piangere ed a maledire magistrati, poliziotti,politici e quant’altro.

Ma se la colpa fosse proprio della gente, o meglio di una larga parte della gente? Perché in fondo una parte della gente fa il poliziotto, il magistrato, il politico.

La rivolta contro la camorra forse  deve cominciare  anche dalla gente che conosce e sa, che vede e tace, che deve parlare e deve dimostrare con i fatti e non con le parole da che parte sta, ma che per questo deve essere protetta.

E parlando, agendo, uscendo tutta insieme allo scoperto, acquisterà  davvero il diritto di pretendere che il magistrato, il poliziotto, il politico facciano  realmente bene la loro parte e potrà sorridere ed anche offendersi di tutte le  rassicurazioni  di facciata che riceve tutti i giorni.

Ma non succede nulla ed i camorristi ridono, s‘ingrassano e….. sparano.

Carlo Visconti

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Mon, 25 Sep 2017 19:36:14 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/463/1/-napoli-e-dintorni--carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
La legge del silenzio -Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/462/1/la-legge-del-silenzio--carlo-visconti

Il proprietario di una Ferrari avrebbe schiaffeggiato il padre di un disabile che protestava per essere stato privato del suo spazio privato di parcheggio riservato sulla strada. Nessuno dei presenti ha reagito in qualche modo.

Eppure un episodio del genere dovrebbe far riflettere in maniera un po’ più approfondita.

La vera legge è quella del silenzio. Nelle famiglie si tacciono le violenze subite dai bambini, nei luoghi di lavoro si tacciono i soprusi  nei confronti delle donne e gli imbrogli dei più maneggioni.

Ovunque si insegna un malinteso senso dell’onore quando si guarda con ostilità a chi ha il coraggio di indicare l’autore di qualche  malefatta. Finanche nei tribunali ed in altri palazzi  del potere, in troppi si affannano a disprezzare i collaboratori di giustizia, bollandoli superficialmente come delatori. Suvvia, guardiamoci bene in faccia, quante volte abbiamo storto il naso quando qualcuno ha avuto il coraggio di denunciare a viso aperto il collega di lavoro, il compagno di classe, il vicino di casa. Il commento più frequente è stato sempre : “ però poteva avere più discrezione “, “ poteva parlarne da parte con  qualcuno “ “ si sarebbe trovata una soluzione più riservata”.

E’ questo  un tam- tam pericoloso che sta lentamente minando  il vivere civile. Se perfino in una strada pubblica di fronte ad un orribile sopruso si tace ad ogni costo, vuol dire che non c’è proprio più speranza.

Nessuno ha trovato la forza di uscire  allo scoperto e dare  pubblicamente del vigliacco  al vile aggressore con la Ferrari Nessuno ha avuto il coraggio di  fermare quest’arrogante violento, facendogli capire che si era comportato da vigliacco e non da uomo. E già, perché mi chiedo quale riguardo avere nei confronti di un  personaggio del genere. Occorreva che tutta la gente che ha assistito, facesse capire con decisione al vile ferrarista, camorrista, che doveva vergognarsi  di quello che aveva fatto e che era circondato dal disprezzo generale e che non era degno di stare in quella strada e forse neppure al mondo..

E’ vero non si possono pretendere atti eroismo dalla gente che  oramai non ha fiducia nello Stato e nelle Istituzioni dai quali non si sente ben protetta.Ma allora davvero non c’è più speranza alcuna e le marce e le fiaccolate dei bambini e degli studenti o dei quartieri interi sono solo grottesche rappresentazioni a beneficio delle autorità?

Non può essere così. Non è possibile che tutte le coscienze siano tanto in letargo. Se è il caso, impariamo ad insegnare a tanti , non solo  ai giovani, che è giusto denunciare apertamente e con coraggio chi  violenta, chi delinque, chi si arricchisce ingiustamente, chi ruba, chi sfrutta  il corpo degli altri,chi maltratta, chi violenta, E che comunque l’unione fa la forza anche nella denuncia contro l’imbroglio e la prevaricazione.

Carlo Visconti

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Fri, 22 Sep 2017 17:50:26 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/462/1/la-legge-del-silenzio--carlo-visconti sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La Conferenza mondiale delle Corti costituzionali in Lituania. http://www.carlovisconti.it/mc/461/1/la-conferenza-mondiale-delle-corti-costituzionali-in-lituania

Si è concluso oggi a Vilnius in Lituania la IV Conferenza mondiale sulla giustizia costituzionale cui ho partecipato nella delegazione della Corte Costituzionale. Un evento di grandissimo rilievo, preparato da tempo e sibolo di unione delle Corti costituzionali di tutto il mondo.
L’ultima conferenza si era tenuta 3 anni fa a Seul in Corea del Sud. E’ stata  un’occasione di confronto serrato ed assolutamente utile tra i Giudici costituzionali di tutto il mondo.

E’ stata anche occasione per il rinnovo di importanti rappresentanze ed in particolare del Bureau della Assemblea  generale della Conferenza  per il quale, la Corte italiana, è stata acclamata all’unanimità, quale rappresentante dell’Europa, Segno tangibile del prestigio e del rispetto che riscuote in Europa ed in tutto il mondo.
Nel corso della Conferenza è stata ribadita con forza l’esigenza di evitare la politicizzazione di eventi di questo genere. La questione ha preso spunto dal diniego dello Stato di Lituania di impedire l’ingresso dei rappresentanti della Corte russa nel paese. In sostanza i rappresentanti di quella Corte non hanno potuto partecipare ai lavori della Conferenza mondiale. La circostanza è stata fortemente stigmatizzata nel corso dei lavori. Hanno pronunciato vibrati interventi i rappresentanti delle Corti costituzionale di Germania, di Austria ed Italia ed il Presidente della Commissione di Venezia,Roberto Buquicchio. Il senso di tali interventi è stato inequivocabile: i rapporti  tra le Corti, tra i giudici costituzionali di tutto il mondo, non possono essere politicizzati con esclusioni che derivano tra inimicizie o incomprensioni tra gli Stati sovrani. Le Corti costituzionali devono essere i presidi di legalità, di tutela dei diritti, di vigilanza sulle regole della Legge.
 

L’ingresso della politica in questi organismi può diventare letale. Ed infatti proprio i temi del Congresso rafforzano questa convinzione. Il tema della Conferenza è stato: “La regola della Legge e della Giustizia costituzionale nel Mondo moderno”. Questo tema di straordinaria importanza è stato poi suddiviso dal Congresso in quattro sotto temi: I differenti significati della regola della Legge, le nuove sfide della regola della Legge,la Legge e lo Stato, la legge e l’individuo. Per tre giorni si è discusso animatamente e con grande passione di questi argomenti. E sempre più ho avvertito l’importanza della giustizia costituzionale mirabilmente plasmata dal Presidente emerito della Corte Gustavo Zagrebelski il  quale  così si è recenteme te espresso :


"Non seguirai la maggioranza per agire male" è l'ammonimento che viene dall'Esodo ai giudici di ogni tempo. Ed è il precetto che meglio ci introduce alle funzioni della Corte costituzionale. Suprema istituzione non elettiva, la Corte protegge la repubblica limitando la mera quantità della democrazia per preservarne la qualità, contro la degenerazione democratica in regime della maggioranza irresponsabile. La funzione dei giudici costituzionali è dunque altamente politica, pur senza appartenere alla politica. Essi sono chiamati a difendere i principi della convivenza contro la divisione e a diffondere il "bisogno di costituzione" contro la tentazione di fare della materia costituzionale un campo di sopraffazione della maggioranza sulla minoranza”.
 

Parole mirabili che devono indurre a riflettere molto attentamente sulla necessità di non creare mai conflitti tra le Corti costituzionali ed i rispettivi governi e soprattutto sulla necessità di evitare qualsiasi esclusione ma favorire il dialogo. Spero molto che di ciò si terrà conto nella prossima Conferenza europea delle Corti costituzionali che si terrà a Praga nel 2020 e nella successiva Conferenza mondiale che si terrà ad Algeri.

Carlo Visconti

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Tue, 19 Sep 2017 18:37:28 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/461/1/la-conferenza-mondiale-delle-corti-costituzionali-in-lituania carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Difendere, dovere legale, civico e costituzionale - di Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/460/1/difendere-dovere-legale-civico-e-costituzionale---di-carlo-visconti

  Cavalcare l'odio  per le istituzioni, è diventato lo sport preferito sui social media .Decine, centinaia di persone protette da nikname, soprannomi strani, impazzano sul web. Offendono, minacciano, diffondono odio, diffamano. Cercano di disseminare il capovolgimento dei valori fondamentali della società. Di recente due avvocati incaricati di difendere i due minorenni che si sarebbero macchiati dell’orribile violenza sulla spiaggia di Rimini, sono stati presi di mira sul WEB. Gliene hanno detto di tutti i colori, offese minacce a loro ed ai familiari,inviti violenti a non difendere di fronte alla giustizia i due indagati. Addirittura, con modi spicci li avrebbero esortati a difenderli in modo non efficace. Che barbarie .L’avvocato difensore, qualunque sia il suo assistito, anche colui che risulta accusato del reato più odioso, deve essere difeso e difeso al meglio .Già da anni la Corte Costituzionale ha più volte ribadito un principio peraltro da secoli vigente. Con la sentenza n. 18 del 1992, ha avuto modo di sottolineare come il diritto alla tutela giurisdizionale, vada considerato tra “i principi supremi del nostro ordinamento costituzionale, in cui è intrinsecamente connesso – con lo stesso principio democratico – l’assicurare a tutti e sempre, per qualsiasi controversia, un giudice e un giudizio”. Ancora la Corte, con altra sentenza ha ribadito che il giusto processo previsto dall’art. 111 della Costituzione, ha affermato che quest’ultimo deve realizzarsi con la garanzia del contraddittorio, con le parti in condizione di parità nell’ambito di un processo di fronte ad un giudice imparziale e terzo .La difesa è un dovere sacro dell’Avvocato officiato ed un diritto sacro di chi viene perseguito dalla legge . L’Avvocato deve assicurare la difesa dell’imputato. La sua attività non deve essere la difesa del reato, anche del più abietto. Non può essre lecito per l’avvocato rinunciare in modo aprioristico alla difesa di chi ha ucciso, ha stuprato, ha violentato, Un grandissimo Avvocato napoletano, Alfredo De Marsico, vero Principe del Foro ha affermato:”La coscienza dell’avvocato deve identificarsi in ogni momento con la coscienza morale dell’uomo e nessuna responsabilità tecnica può far derogare da questo supremo imperativo etico che riassume la dignità dell’uomo e dell’avvocato”.L’art. 24 della Costituzione recita: Art. 24 della Costituzione recita testualmente: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”. Difendere l’imputato più abietto accusato del reato più esecrabile, è la rappresentazione più nobile ed alta della funzione difensiva. La legge e la giustizia non si possono piegare alla “pancia” della piazza, alla tentazione di una giustizia sommaria derivante dalle forti emozioni, peraltro talvolta indotte, con enorme e talvolta  amplificazione da politici, opinionisti e quant’altro.Il Web è diventato un moltiplicatore dell’odio e della violenza. Ma gli avvocati italiani, forti di una tradizione secolare di senso civico ed onore sociale, sapranno certamente reagire a simili ignobili imposizioni. Nel corso del G7 dell’Avvocatura, sapranno trovare la necessaria coesione per restituire al mittente intimidazioni e minacce, perché non è, per fortuna da tanti anni, il tempo del processo sommario del FarWest, dove il semplice sospettato veniva dalla gente portato a forza dalla cella dello sceriffo al nodo scorsio sull’albero più vicino.

 

Carlo Visconti

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Thu, 14 Sep 2017 18:08:41 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/460/1/difendere-dovere-legale-civico-e-costituzionale---di-carlo-visconti sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Le occupazioni degli immobili - di Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/459/1/le-occupazioni-degli-immobili---di-carlo-visconti

Grandi polemiche ha suscitato lo sgombero dell’immobile di Via Curtatone a Roma, accanto al Consiglio superiore della Magistratura. Opinionisti, politici per opposti interessi, si sono scagliati contro la Prefettura, il Ministero dell’Interno, i poliziotti, il Comune, la Regione.

Tutti contro tutti.

A scorrere le rassegne stampa, un semplice cittadino è rimasto probabilmente sconcertato dall’alternanza di espressioni di finto pietismo, di aperto razzismo talvolta di razzismo mascherato da frasi di convenienza. E’stata enfatizzata la condotta dei poliziotti nella gestione dell’ordine pubblico, il ricorso agli idranti nei confronti dei riottosi.
Sia ben chiaro, a nessuno può far piacere essere privati di un tetto da un momento all’altro, soprattutto se si è diseredati e non si ha dove andare.
L’epilogo di questa triste vicenda è stato certamente complesso, infatti chi occupa abusivamente non esce cortesemente con un invito della Polizia, ma deve portare a qualche riflessione. Il problema delle occupazioni degli immobili non abitati è certamente drammatico. Riguarda quelli pubblici ma anche quelli privati.

In un editoriale del Giornale.it si legge testualmente:” C'è chi, poi, appena sfondata la porta si affretta a sostituire le serrature, il nome sul campanello e sulla cassetta delle lettere. È accaduto a Roma Tor San Lorenzo, Ardea, dove alcuni stranieri sono stati trovati in casa altrui.
«Era disabitata - si giustificano durante il faccia a faccia con i proprietari - pensavamo fosse abbandonata».
A Treviso il «fattaccio» è aggravato da vincoli di parentela. Questa volta la disavventura capita a una nonnina residente in via Santa Bona Nuova: ricoverata per mesi all'ospedale trevigiano, rientrata in casa la trova occupata da un nipote.
L'uomo, rimasto senza tetto, approfittando dell'assenza dell'anziana parente pensa di occupare il suo alloggio con moglie e tre figli.
Per rientrare in possesso dell'immobile la donna è costretta a chiamare i vigili urbani e l'abusivo si spaventa e cede. Uno dei rari casi risolti in tutta fretta”
E come questi di casi ce ne sono stati tanti.
Da notizie di stampa si apprende che sarebbero ben 100 attualmente gli immobili attualmente occupati a  Roma  con numerosissime forti criticità quali ad esempio l'immobile ex Banca d'Italia di via Carlo Felice, occupato da Action 14 anni fa, la palazzina di via del Policlinico, 137, di proprietà Bnl-Paribas e occupato nel 2009, due palazzi dell'Inps di viale delle Province, 196, che ospiterebbero circa 150 persone, 72 stanze dell’ l'Aniene Roma Palace, al civico 1069, una palazzina in via Collatina, 385 dove vivrebbero da anni 6-700 persone, una scuola di via Cardinal Capranica, a Primavalle, uno lo stabile Acea in via di Tor de' Schiavi, 101, occupato nel 2013 e tanti altri.
Viene da fare una riflessione: ma è possibile che tutto ciò sia avvenuto sotto gli occhi delle autorità e nessuno ci ha messo mai mano.
Un’occupazione di proprietà altrui, pubblica o privata è un atto illegale ed anche un reato se commessa con violenza alle cose ed alle persone. Va combattuta nell’immediato.
Non è tollerabile che lo Stato ne consenta la continuazione per anni.Se contrastata subito, un’occupazione abusiva ha più possibilità di essere sventata. Se viene lasciata incancrenire, diventa un problema quasi irresolubile per le difficoltà che ha ben evidenziato lo sgombero di Via Curtatone.
Cosa fatta capo a si diceva un tempo. Si deve studiare un piano per risolvere le occupazioni attuali, prevedendo idonee soluzioni assistenziali. Per il futuro occorre annunciare autorevolmente una assoluta ed immediata fermezza nello sgombero di occupazioni appena realizzate per far comprendere che dall’immediato non saranno più tollerate. Ma occorre partire subito, senza incidenti elettorali, Sembra che lo stabile di Via Curtatone fosse diventato una struttura ricettiva per povera gente a pagamento, un luogo di spaccio e di malaffare Eppure fin dal momento dell’occupazione nel 2013, chi usciva dall’attiguo supermercato notava la catena al cancello e un vero servizio di guardia e portineria organizzato.
Ci sono voluti 4 anni. Se quello stabile fosse stato sgomberato subito, sarebbe stato tutto molto meno doloroso.

Carlo Visconti

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Fri, 8 Sep 2017 17:18:12 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/459/1/le-occupazioni-degli-immobili---di-carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Diritto o giustizia popolare? - Di Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/458/1/diritto-o-giustizia-popolare---di-carlo-visconti

E’ degli ultimi tempi una serrata polemica sulle decisioni dei Tribunali amministrativi regionali in relazione a questioni rilevanti della vita pubblica. Il Colosseo, le vaccinazioni,altre decisioni di organi amministrativi.
C’è che si è scagliato violentemente contro i Giudici amministrativi affermando che si intromettono in tutto rallentando attività economiche, turistiche e quant’altro.
Ma non sono solo i Giudici amministrativi, sotto gli attacchi spesso gratuiti, di politici e giornalisti ed opinionisti in genere, per decisioni che si possono prestare a strumentalizzazioni politiche o demagogiche.
Per carità le decisioni dei giudici ordinari o amministrativi o anche costituzionali, devono sempre essere sottoposte al fondamentale diritto di critica, perno essenziale delle vere democrazie.
Ma quando le critiche trasmodano in invettive violente,piene talvolta di insulti personali, di espressioni del tipo “decisione vergognosa” o quant’altro, viene messa davvero in pericolo la democrazia dello Stato.
In sostanza, anche in virtù della pervasività dei social media,viene amplificata una vera attività di delegittimazione dei giudici, che quando non ha origine soggettiva e strumentale, diviene comunque oggettivamente delegittimante.
Sarebbe bene che tanti commentatori, opinion’s makers, politici e giornalisti, avessero ben presente, che le sentenze ed i provvedimenti giurisdizionali sono l’esito di un procedimento.
Che i procedimenti si svolgono  sulla  base di regole di legge, documenti, testimonianze, perizie,memorie, insomma di una massa di elementi raccolti nell’ambito dell’attività processuale.
All’esito il giudice, collegiale o monocratico emette una decisione che deve essere motivata e che deve dar conto di tutto quanto contenuto agli atti e su questi atti deve essere fondata.
Spesso invece chi pontifica sulle sentenze, non ha letto una pagina degli atti processuali.
Si limita ad annusare la popolarità o meno della decisione.
Il gradimento che la gente in cuor suo si fa della questione.

Giammai delle sue opinioni personali o della gente. Invece  giù con l’invettiva, l’offesa talvolta anche personale, il dubbio sull’onestà  e perfino la capacità professionale di chi ha deciso.
Nessuno che spieghi realmente che talvolta la legge, impedisce un arresto dell’autore di un reato che ha colpito l’opinione pubblica.
Ad esempio, di recente, un giovane, ha investito mortalmente un ciclista. E’ tornato a casa sua ed è andato a letto.
I genitori, insospettiti da un comportamento poco chiaro del figlio, hanno compreso che era accaduto qualcosa di poco chiaro ed hanno avvertito i Carabinieri.
Il ragazzo è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria che però il Giudice per le indagini preliminari non ha convalidato, rimettendolo in libertà.
Ne è seguito un coro di riprovazioni. Nessuno ha spiegato chiaramente che il fermo ed il carcere non si potevano applicare, così come illustrato in motivazione dal Giudice che ha deciso.
Ma poco importava. Era troppo semplice invocare la galera in una situazione nella quale era prevedibile il sentimento popolare.
Talvolta anche le sentenze definitive della Corte di Cassazione, vengono attaccate con indecenti espressioni, se non corrispondono alle aspettative  del commentatore di turno e perfino alle povere vittime dio a questa o a quella parte politica o lobby che sia. Tutto ciò è molto pericoloso per la democrazia.
La dissacrazione continuativa delle decisioni giurisdizionali, l’invettiva strumentale, si risolve in una delegittimazione continua delle istituzioni che devono dirimere i conflitti tra i cittadini, i conflitti tra Stato e cittadini, i conflitti tra i poteri dello Stato, i conflitti tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione. Non v’è dubbio che errori vengano commessi dai Giudici.
Errori talvolta grossolani ed inconcepibili dal punto di vista della deontologia e della professionalità.
In questo caso la denuncia deve essere ferma ma sempre motivata e non fondata su convinzioni aprioristiche.
La giustizia del Far West, dove si veniva impiccati per semplice acclamazione popolare, non è degna di qualsiasi moderna democrazia e tanto meno dell’Italia,definita a ragione la culla del Diritto.
Carlo Visconti.

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Thu, 7 Sep 2017 18:02:41 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/458/1/diritto-o-giustizia-popolare---di-carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
INTERVENTO SULLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO - di Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/457/1/intervento-sulla-corte-europea--dei-diritti-dell-uomo---di-carlo-visconti

Cari ragazzi/studenti,

l’Europa come la conosciamo noi non è sempre esistita, anzi: appena sessantacinque anni fa l’Europa era un luogo martoriato dalla guerra più devastante della sua storia, la II Guerra Mondiale, un conflitto con milioni di morti che sconvolgeva le vite dei cittadini europei (erano i nostri genitori o i nostri nonni).

Può dirsi che è proprio da quelle macerie che è nata l’Europa di oggi: e tra gli atti fondativi, sulla scia della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 e come reazione a quegli indicibili orrori, può ben annoverarsi la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (o, più brevemente, Convenzione europea dei diritti dell’uomo, o Cedu).

La Convenzione europea dei diritti dell’uomo, infatti, è stata firmata a Roma il 4 novembre 1950[1], a cinque anni dalla fine della II Guerra Mondiale[2].

Nell’immediato dopoguerra gli Stati europei erano alla ricerca del modo in cui garantire la pace e la giustizia tra le nazioni. Ebbene, nel Preambolo della Convenzione è scritto che le basi della giustizia e della pace del mondo sono i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali[3].

Senza diritti e senza libertà, dunque, non c’è pace né giustizia.

E la pace e la giustizia possono essere mantenuti – si legge sempre nel Preambolo della Cedu – solo in presenza di regimi politici effettivamente democratici che abbiano tra loro in comune – almeno – il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali[4]:

«Democrazia in Europa significa in primo luogo rispetto delle libertà dei cittadini come pure del principio della preminenza del diritto»[5].

Dunque, i diritti dell’uomo sono alla base dell’Europa[6]. Nel Trattato sull’Unione europea[7] si afferma (art. 6.3 TUE) che

«I diritti fondamentali, garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri, fanno parte del diritto dell’Unione in quanto principi generali»[8].

Gli Stati firmatari della Cedu (nel 1950 erano 14; oggi sono 47, 28 dei quali membri dell’Unione europea), per dare concretezza a tali diritti e libertà, crearono un organismo con poteri tali da garantirne l’effettività: la Corte europea dei diritti dell’uomo, con sede a Strasburgo.

La Convenzione ha dunque istituito un giudice molto particolare, la Corte di Strasburgo, per tutelare le persone dalle violazioni dei diritti umani[9]. Si tratta di una importante novità, è un aspetto quasi rivoluzionario rispetto alla posizione tradizionale dell’individuo nel diritto internazionale, in quanto per la prima volta un Trattato ha conferito veri e propri diritti alle persone in un contesto sovranazionale e al tempo stesso un Giudice al quale poter rivolgersi per chiedere tutela[10].

E come le sentenze di qualsiasi giudice sono vincolanti per i comuni cittadini, così le decisioni della Corte europea sono vincolanti per gli Stati coinvolti nella controversia (46, par. 1, Cedu)[11] e un organo apposito (il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa) è competente a vigilare sull’esecuzione delle sentenze.

La Corte in tal modo garantisce quei diritti, quali enunciati nella Convenzione, in uno spazio europeo “allargato” (47 Stati), ben più ampio dell’Unione europea (28 Stati) o dell’eurozona (19 Stati).

Ecco allora la particolarità del sistema della Cedu: non si limita ad enunciare diritti e libertà[12], ma predispone gli strumenti per assicurarne la tutela, l’effettiva realizzazione.

La Corte, con il suo lavoro, la sua giurisprudenza, svolge un ruolo fondamentale: chiarisce la portata dei diritti e delle libertà della Cedu, li interpreta, li “vivifica” e li sviluppa nel tempo.

Quali sono questi diritti?

Sono il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza, a un equo processo, al rispetto della vita privata e familiare, alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, alla libertà di espressione, di riunione e di associazione, al matrimonio; e poi la proibizione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti, il divieto della schiavitù e del lavoro forzato.

La Corte europea è artefice del diritto europeo dei diritti dell’uomo: ciò vuol significare che, con la sua giurisprudenza, la Corte di Strasburgo elabora un diritto vivente dei diritti umani, perché formatosi dalle fattispecie concrete dedotte in giudizio. Le norme della Convenzione europea «vivono nell’interpretazione che delle stesse viene data dalla Corte europea» (Corte cost., sentenza n. 348 del 2007)[13].

Ma quegli stessi diritti e principi sono applicabili e vivono anche a prescindere da un contenzioso, anche nella fisiologia dei rapporti: vivono negli Stati, nelle società e tra gli individui, e il loro contenuto – quale chiarito dalla giurisprudenza della Corte europea –  si adatta di volta in volta alle esigenze della vita e dei diversi contesti sociali, politici e culturali.

La Corte europea non si sostituisce alle Corti costituzionali o agli altri giudici nazionali dei Paesi membri della Convenzione. La Corte di Strasburgo, infatti, svolge un ruolo sussidiario ai fini della tutela dei diritti e delle libertà garantiti dalla Convenzione.

Sono innanzi tutto le autorità nazionali e i giudici dei singoli paesi a dover garantire quei diritti e quelle libertà, valutando anche le esigenze e i contesti locali.

La Corte di Strasburgo riconosce infatti che l’applicazione delle norme convenzionali europee deve tener conto delle diversità sociali e culturali, ed anche economiche e politiche dei vari paesi.

Occorre allora trovare un equilibrio tra due esigenze apparentemente contrapposte: da un lato, l’uniforme applicazione della Convenzione europea; dall’altro, il rispetto delle diversità statali[14].

Questo non deve sorprendere, perché i diritti fondamentali – come è stato autorevolmente osservato – sono posti al crocevia tra universalità e storia:

«Radicata nel valore della dignità umana, l’idea dei diritti fondamentali contiene necessariamente una dimensione universale. Radicata nelle specificità religiose, morali, linguistiche e politiche di ogni popolo, l’applicazione concreta di tali diritti avviene all’insegna della particolarità e del pluralismo»[15].

Avviandomi alla conclusione di questo breve scritto, vorrei sottolineare che nel sistema della Convenzione la Corte europea assolve ad un ruolo che va oltre la singola decisione sul caso concreto portato alla sua attenzione.

Infatti, l’azione della Corte di Strasburgo è di esempio per tutti gli Stati, anche per quelli non direttamente coinvolti nella singola controversia. La sua giurisprudenza in continua evoluzione costituisce un modello anche per gli Stati extraeuropei.

La Corte ha una forte influenza sulle realtà sociali dei singoli Stati, spesso orientando i processi di formazione delle leggi o l’interpretazione delle leggi esistenti, che deve essere fatta in modo “convenzionalmente orientato”, cioè il più possibile conforme ai diritti enunciati dalla Cedu e “vivificati” dalla Corte europea.

Interpretando la Convenzione europea, la Corte di Strasburgo è consapevole del ruolo assegnato ad essa dal Trattato di Roma, quello cioè di essere uno strumento per la garanzia collettiva e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

In conclusione, la sfida della Corte europea è quella di assicurare più di un contenuto minimo ai diritti sanciti dalla Convenzione: cioè di assicurare nel tempo più elevate forme di garanzie di quei diritti e di valorizzarne la massima espansione, nel rispetto della diversità nazionale dei singoli Stati e della sua natura sussidiaria[16].

Allo stesso tempo, la Corte deve consolidare anno dopo anno quello che potremmo definire lo ius commune europeo dei diritti fondamentali[17].

Per raggiungere entrambi questi scopi, la Corte di Strasburgo deve dialogare e cooperare anche con altre istituzioni, con altri giudici nazionali e sovranazionali – come la Corte di giustizia dell’Unione europea e le Corti costituzionali nazionali[18] – in vista della costruzione del futuro ordine costituzionale europeo, che possa assicurare elevati standard di tutela dei diritti fondamentali in tutta l’Europa.

 

[1] Ratificata in Italia con legge 4 agosto 1955, n. 848.

[2] Si noti: la Cedu è stata stipulata prima dei Trattati istitutivi della Ceca (18 aprile 1951) e della Cee (25 marzo 1957).

[3] Anche nel Preambolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo si afferma che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.

[4] Si tratta di una convinzione maturata all’epoca, quando le ferite della Guerra erano ancora fresche: il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani avevano portato ad atti di barbarie che avevano offeso la coscienza dell’umanità, come può leggersi anche nel Preambolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

[5] M. de SALVIA e V. ZAGREBELSKY, Diritti dell’uomo e libertà fondamentali, Introduzione, Giuffrè, 2006, XIII.

[6] In realtà, inizialmente i diritti fondamentali erano irrilevanti per il diritto comunitario. Solo a partire dal 1969 la Corte di giustizia europea ha affermato che i diritti fondamentali, quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri e dalla Cedu, fanno parte dei principi giuridici generali di cui essa garantisce l’osservanza. Solo successivamente si arriva al Trattato di Maastricht del 1992 (art. 6.2), che in sostanza codifica quanto acquisito dalla giurisprudenza, e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (la Carta di Nizza) del 2000, che ha lo stesso valore giuridico dei Trattati: cfr. G. TESAURO, Diritto dell’Unione europea, Cedam, 2012, 123 e ss.

[7] Nella versione modificata dal Trattato di Lisbona del 2007, entrato in vigore il 1° dicembre 2009.

[8] Ed in prospettiva, non sappiamo ancora quanto prossima, l’Unione europea aderirà alla Cedu (art. 6.2 TUE). Inoltre, ai sensi dell’art. 2 TUE «L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini».

[9] Si prescinde dalla loro cittadinanza: tant’è vero che spesso le controversie riguardano i c.d. migranti.

[10] Cfr. U. VILLANI, Dalla Dichiarazione universale alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, Cacucci Editore, 2012, 69.

[11] Particolari obblighi di conformazione alle pronunce della Corte europea derivano dalle cosiddette “sentenze pilota”, emanate quando vengono presentati alla Corte numerosi ricorsi relativi alla stessa situazione giuridica interna all’ordinamento dello Stato convenuto, mettendo in evidenza un problema di carattere strutturale (per l’Italia, ad esempio, un caso ha riguardato il problema del sovraffollamento carcerario): in queste sentenze la Corte non si limita a individuare il problema che il caso presenta, ma si spinge sino a indicare (ai legislatori nazionali) le misure più idonee per risolverlo.

[12] Come avviene, ad esempio, per la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 o per il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966.

[13] Si veda l’art. 32 della Cedu, per cui il vincolo derivante dall’adesione alla Cedu si riferisce al contenuto attribuito alla stessa dalla giurisprudenza della Corte europea competente ad interpretarla.

[14] Agli Stati, dunque, è riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo un grado di discrezionalità sul modo in cui i diritti e le libertà garantiti dalla Cedu trovano applicazione a livello nazionale, tenendo conto delle relative e particolari circostanze e condizioni, soprattutto quando si tratti di questioni particolarmente controverse o complesse (pensiamo ad esempio al contenuto della morale, che può differire da paese a paese), in ordine alle quali non si riscontra una posizione condivisa tra tutti gli Stati aderenti alla Cedu.

[15] M. CARTABIA,  L’ora dei diritti fondamentali nell’Unione europea, in M. CARTABIA (a cura di), I diritti in azione, cit., 63; nonché Id, L’universalità dei diritti umani nell’età dei “nuovi diritti”, in Quaderni costituzionali, 3/2009, 556.

[16] D. TEGA, I diritti in crisi. Tra Corti nazionali e Corte europea di Strasburgo, Giuffrè, Milano, 2012, 112.

[17] G. SILVESTRI, Verso uno ius commune europeo dei diritti fondamentali, in Quaderni costituzionali, 2006, 24.

[18] Da ultimo, sull’argomento, si vedano i volumi che raccolgono gli atti del XVI Congresso della Conferenza delle Corti costituzionali europee, tenutosi a Vienna il 12 e 13 maggio 2014, avente ad oggetto La cooperazione tra le Corti costituzionali in Europa (per una recensione: U.G. ZINGALES, in Riv. trim. dir. pubb., 3/2015, 1107-1110)

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Thu, 7 Sep 2017 17:50:44 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/457/1/intervento-sulla-corte-europea--dei-diritti-dell-uomo---di-carlo-visconti sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
COME EDUCARE I BAMBINI ALLA LEGALITA’ - di Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/456/1/-come-educare-i-bambini-alla-legalita---di-carlo-visconti

Legalità è sinonimo di rispetto delle regole e dei principi civili di convivenza. Ogni persona per poter convivere nella società deve prima riuscire a rispettare gli altri.

Non è sempre facile comunque adattarsi alle situazioni controllando impulsi ed istinti. Dovremmo poi cercare di capire perché accadono certi eventi negativi. Vivere rispettando le leggi, non deve risultare soltanto un obbligo, ma una qualità naturale ed intrinseca nell’uomo. In questo modo risulterà facile educare i nostri bambini alla legalità.

Ogni bambino ha il proprio carattere e modo di capire. Per riuscire ad educarlo alla legalità si suggeriscono diversi metodi anche in base all'età del bambino. Dai 5 agli 8 anni i nostri figli vivono la fase del realismo morale. In questa fase modo prendono spesso esempio degli altri, identificandosi e comportandosi spesso senza spirito critico. Il bambino non riesce a capire bene la situazione che gli si pone davanti. Solo a partire dai 10 anni il bambino capisce che le regole e le leggi sono frutto di una determinata società per gestire i rapporti sociali.

Importante è giustificare sempre ai bambini le scelte. In questo modo maturerà nel bambino uno spirito critico che lo porterà all'interiorizzazione vera delle leggi, tutto ciò è fondamentale per il rispetto libero e profondo dei principi della legalità e delle convivenza democratica. L'assunzione volontaria di responsabilità e di impegno, di partecipazione saranno in questo modo favoriti.

Credo che non dobbiamo esigere dai bambini quello che loro, nella specifica fase di maturazione nella quale si trovano, non possono darci. Il bambino risulta sempre legato fino all'adolescenza alla concretezza. Dovremmo dedicare fin da piccoli del tempo per mostrare i segni ed i cartelli stradali, l'applicazione delle regole di rispetto e senso civico come la coda al supermercato o l'acquisto e la convalida del biglietto sui mezzi pubblici. Sarebbe importante sempre indicar loro i regolamenti affissi per le strade, le ordinanze, la presenza della bandiera in Municipio, delle Forze di Polizia allo stadio. Piccoli, ma grandi insegnamenti che concorreranno alla formazione della morale nel bambino, l'anticamera di un adulto sicuro, impegnato e rispettoso delle leggi in senso autentico.

Carlo Visconti

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Wed, 9 Aug 2017 18:32:41 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/456/1/-come-educare-i-bambini-alla-legalita---di-carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
La Corruzione http://www.carlovisconti.it/mc/455/1/la-corruzione

L’Italia si è piazzata al terzultimo posto in Europa per la corruzione ed al posto n. 60 nel Mondo su 176 stati. C’è stato un piccolo miglioramento ma nulla di trascendentale.
Ogni giorno si aprono inchieste, vengono effettuati arresti negli ambienti più vari. Comuni, Province  (non si capisce bene se abolite o no), Regioni, Ospedali ,Pubbliche  Amministrazioni centrali e periferiche.
Dovunque ci sia qualcosa da vendere che inerisca alla propria funzione o al proprio potere, la si vende.
Senza vergogna senza pudore, senza paura. Ma se si riflette bene, la corruzione non inizia con il potere o con l’esercizio della funzione. Inizia inesorabilmente tra la gente per un decadimento morale che negli ultimi vent’anni è stato micidiale. La raccomandazione, il favoritismo, il mancato rispetto di ogni regola sono regolarmente praticati in ogni settore ed ambiente sociale. Qualche esempio di corruzioni spicciole.
Qualche giorno fa entro in un ristorante di un centro commerciale della civilissima Toscana, mi siedo ed ordino il pranzo. Dopo qualche minuto entrano tre giovani che salutano amichevolmente il cameriere ed il titolare. Ordinano la mia stessa pietanza. Vengono serviti dopo  pochssimi i minuti. Io aspetto mezz’ora per la stessa pietanza.
Un piatto di tagliatelle ai funghi. Mi mostro spazientito, nulla. Lancio occhiate di protesta al cameriere, nulla. Le tagliatelle “alla mezz’ora”, mi vanno per traverso. Mi alzo, pago il conto e protesto. Il titolare cerca di imbrogliarmi spalleggiato dal cameriere. Non mi faccio imbrogliare ed alzo un po’ la voce.  

“ Posso offrirle un caffè” biascica il padrone? Ecco un episodio di spicciola corruzione che prescinde dall’utile economico ma è un ignobile favoritismo. Esempi come questo, ognuno di noi potrebbe farne a centinaia .La corruzione si è insinuata tra la gente con il mancato rispetto continuo delle regole, con la perdita della fiducia nelle Istituzioni, con la rassegnazione, con l’acquiescenza. E’ divenuta purtroppo fenomeno sociale diffuso e strisciante.

L’Autorità per la corruzione, la Legge contro la corruzione? Tutte ottime cose che sono arrivate anche troppo tardi. Ma gli arresti continuano a tutto spiano .Dunque è chiaro che non basta. I politici litigano sulle riforme anticorruzione, sequestro sì, sequestro no in caso di corruzione, applicazione della legge antimafia ai fenomeni corruttivi. Nobili e meno nobili discussioni.

Che fare? Non lo so! Non ho una ricetta.

Ho fatto il Magistrato del Pubblico Ministero per  tanti anni, ne ho viste di tutti i colori. Ma non ho ricette.

Mi meravigliano quei tanti che pretendono di sapere come risolvere il dramma della corruzione. Ma quello di cui non sento mai parlare è il futuro. La repressione non serve a molto, serve ad arginare.
La Prevenzione? Ecco forse di potrebbe fare di più. La scuola, purtroppo è decaduta anche essa, (i docenti che con trucchi vari hanno ottenuto od ottengono i benefici della famosa Legge 104 che consente di scavalcare i colleghi nei trasferimenti). Ma rimane sempre l’unica se non ultima spiaggia.
Si deve cominciare subito anzi si deve ricominciare subito con la mai tanto rimpianta materia dell’Educazione civica. Siamo in emergenza, Il Ministro della Pubblica Istruzione dovrebbe iniziare senza indugio a prevedere per lo meno un’ora alla settimana dedicata nelle scuole a quest’argomento.
Qualcuno dirà: ma i docenti non bastano. Come si fa?
I docenti ci sono e non costerebbero nulla. Basterebbero convenzioni con l’Associazione Nazionale Magistrati o con il Consiglio superiore della Magistratura per piccoli incarichi gratuiti di conversazioni sistematiche, sul tema della corruzione nelle scuole medie e superiori. Convenzioni con il Consiglio Nazionale forense per coinvolgere in un simile progetto gli Avvocati e con l’Associazione dei Rettori per coinvolgere i Professori universitari di materie giuridiche. E “voilà” il gioco è fatto? Utopia? Pia illusione? Non so, ma perché non provare?  Se non proviamo con i giovani, non sarà certo l’Anac ( Autorità nazionale contro la corruzione), la Magistratura, le Forze di Polizia che ci salveranno da questo cancro che mina la convivenza democratica.

Carlo Visconti

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Wed, 9 Aug 2017 18:25:20 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/455/1/la-corruzione carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Crisi della Giustizia Non sparate solo e sempre sulle Procure - di Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/454/1/crisi-della-giustizia-non-sparate-solo-e-sempre-sulle-procure---di-carlo-visconti

Caro direttore, come al solito una fase di un procedimento penale, una richiesta di due pubblici ministeri in un’udienza di un processo famoso, ha scatenato una tempesta di commenti, di valutazioni, di apprezzamenti, talvolta discutibili o anche di cattivo gusto, da parte di tante persone.
Molte di queste, probabilmente non hanno letto neppure uno degli atti processuali sui quali si deve fondare ogni richiesta motivata del pubblico ministero ed ancor di più, ogni decisione del giudice.
Ma l’aspetto più grave di questo processo che vede imputato di omicidio l’onorevole Andreotti, dunque un senatore a vita, una persona che da più parti viene definita un vero e proprio statista, nessuno lo ha fatto rilevare.
Mi riferisco, in particolare, alle notizie di stampa secondo le quali, la sentenza di questo processo sarebbe prevista per la primavera del 2000, cioè tra un anno.
Forse è questo il vero scandalo.
Ed è su questo scandalo che dovrebbero misurarsi quanti hanno avuto la responsabilità dello Stato nel passato e quelli che l’hanno tuttora. Se si consente il trascorrere di un anno tra la richiesta di ergastolo per omicidio nei confronti di un uomo di Stato, un uomo sempre in evidenza nella vita pubblica nazionale e persino ripreso dalla televisione mentre il Papa gli riserva un caloroso saluto, allora vuol dire che il nostro è un Paese incivile.
È un Paese incivile perché la gente non può avere alcuna fiducia nella giustizia, non può rispettare i giudici e i pubblici ministeri.
È un Paese incivile perché si affanna tanto a discutere se inserire nella Costituzione che i cittadini hanno diritto ad un processo in tempi ragionevoli, ma poco o nulla fa di concreto per assicurarlo.

Nelle aule di giustizia c’è scritto che la legge è uguale per tutti. Ma quanti pensano che questo motto debba essere cancellato perché non è così? Quanti aspettano da anni una sentenza che li liberi dall’incubo di una accusa ingiusta o che metta riparo ad un ingiusto torto subito?

Tutti parlano di riforme che vedono come oggetto il giudice o il pubblico ministero. Tanti gridano che l’abuso in atti di ufficio deve essere riformato o che il falso in bilancio deve essere depenalizzato. Ma quanti in realtà hanno davvero a cuore il funzionamento del processo civile e di quello penale?

In Italia, in molti uffici giudiziari si cuciono ancora i fascicoli con lo spago, alla faccia dei più semplici sistemi di rilegatura.
Gli atti dei processi si affogliano in mastodontici fascicoli, con un puro ordine cronologico e non secondo un filo logico.

La cassazione si appresta ad esaminare il ricorso di Totò Riina ed altri boss mafiosi condannati per delitti «eccellenti» commessi tra il ’79 e l’82. Il movimento dei diritti civili chiede la liberazione del magistrato Diego Curtò condannato definitivamente per corruzione. A Napoli magistrati contro magistrati e magistrati contro avvocati discutono così animatamente del progetto pilota del presidente del tribunale ma intanto in appello il processo per l’omicidio del povero Giancarlo Siani ancora non finisce e Dio solo sa quando arriverà in cassazione. Mentre il processo ai presunti assassini di Silvia Ruotolo è slittato a giugno. Ed i processi di tangentopoli rischiano di prescriversi.

Tutti chiedono che i pubblici ministeri siano separati dai magistrati giudicanti. Tanti reclamano l’espulsione quasi totale dei magistrati dagli uffici del ministero della Giustizia. Si parla della giustizia del 2000 e si chiede un non bene identificato giusto processo, senza specificare se i ricchi o i potenti debbano avere lo stesso trattamento dei poveri o dei diseredati. Tanti offrono un proprio pacchetto giustizia mentre dovrebbero dire invece «paccotto» giustizia. I più, infine, si ostinano a dimenticare che la giustizia deve essere un servizio essenziale dello Stato e non pura esercitazione dialettica. Mi chiedo allora se non può essere più utile, che tante infuocate energie vengano convogliate in una reale volontà di restituire alla giustizia la dignità che si conviene ad un Paese che vuole essere moderno. Se non può essere più utile, per una volta almeno, contraddire Albert Einstein e sostenere che la conoscenza è più importante dell’immaginazione.

Carlo Visconti
originale pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno del  6/5/99

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Tue, 18 Jul 2017 18:04:32 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/454/1/crisi-della-giustizia-non-sparate-solo-e-sempre-sulle-procure---di-carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
UNA RIFORMA ANTI - OMERTA’ di CARLO VISCONTI http://www.carlovisconti.it/mc/453/1/una-riforma-anti---omerta--di-carlo-visconti-

Come al solito, quando si parla di omertà, c’è più di qualcuno che si scandalizza. È già accaduto in passato. Subito dopo la barbara uccisione di Silvia Ruotolo, l’omertà civile che aveva circondato quel delitto, gridata a chiare lettere, creò perplessità e sconcerto in varie autorità.

Sono seguiti altri delitti atroci nei confronti di bambini, altre prove di forza della camorra in pieno giorno con bombe ed uccisioni ma l’omertà è rimasta sempre lì, a guardia del potere criminale che la considera una sorta di terreno di coltura per i suoi arricchimenti.
E già, perché l’omertà è figlia della paura ed è sulla paura della gente che il camorrista si ingrassa a piacimento. Molti hanno affermato che le cose però sono cambiate, che Napoli si è rinnovata e che la città è migliorata. Che Napoli sia un po’ migliorata in vari sensi è certamente fuor di dubbio.
Ma sostenere che ad un tratto, l’omertà sia scomparsa, mi sembra un po’ azzardato. Liberarsi dall’omertà richiede un impegno costante e prolungato. Richiede un cambiamento di mentalità che ha bisogno di un processo di maturazione della gente.
Si può facilmente comprendere come politici ed amministratori siano portati a rassicurare comunque e ad ogni costo l’opinione pubblica. Ma un sottile pericolo si annida in queste rassicurazioni, il rischio che la gente creda veramente che l’omertà non esiste più e che del problema non occorra più parlarne. Se ciò accade non c’è più speranza. L’omertà ce l’abbiamo sulla pelle, perché è più comoda, non è rischiosa, non espone, ci sembra che sia più conveniente e, soprattutto, non fa perdertempo. Far capire ai ragazzi, insegnare agli studenti che è giusto denunciare il sopruso, l’imbroglio, la violenza significa discuterne e discuterne ed ancora discuterne. Eppure qualcuno ritiene che questo lungo lavoro sia stato già fatto e che la collega Boccassini, venuta da Milano, e quanti prima di lei hanno gridato contro l’omertà, in realtà nulla hanno capito di Napoli.
Un camorrista emigrato in altra regione dell’Italia, poi divenuto collaboratore di giustizia, ha rivelato che lui ed il suo gruppo, non si azzardavano mai a «fare l’estorsione» a commercianti ed imprenditori del luogo perché costoro avrebbero subito denunciato. Meglio rivolgersi ai conterranei che pagavano senza fiatare. Ed allora ciò vuol dire che la cultura dell’omertà civile è più forte che mai dalle nostre parti e che rapidamente, non è cambiato e non poteva cambiare proprio nulla.
Non mi pare di aver sentito di alcun serio pubblico dibattito sull’omertà in città da un anno a questa parte. Evidentemente, per miracolo, insieme al sangue di San Gennaro si è sciolta anche l’omertà civile della gente. Nessun aumento delle denunce per usura ed estorsione, silenzio sulle linee telefoniche antiracket, gravi delitti scoperti in larga parte grazie all’aiuto dei collaboratori di giustizia. Forse è tempo che chi ha responsabilità politiche o legislative, ponga concretamente mano a qualche norma che induca il cittadino a non aver paura di denunciare. L’estorsione, l’usura ad esempio, non si scoprono se chi le subisce non collabora. Una norma che consenta di tutelare fino alla conclusione del processo, l’identità del denunciante non dovrebbe esser poi così difficile da studiare.
E non si venga a dire che la Costituzione questo non consente visto che per altri fatti si è posto mano a nuove norme costituzionali. Sarebbe un segnale forte per i cittadini, i commercianti e gli imprenditori che continuano a subire. Se ciò non accade, le organizzazioni di categoria che dispongono di mezzi e di danaro potrebbero organizzare un’iniziativa di legge popolare che ha bisogno soltanto di 50.000 firme a norma dell’art. 71 della Costituzione. E se chi fa leggi a tutto ciò non pensa e se cinquantamila firme non si trovano, vuol dire che hanno ragione Ilda Boccassini e quelli che hanno parlato di omertà civile.

Carlo Visconti

originale pubblicato sul Corriere del Mezzogiornodel 15/12/1998

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Tue, 18 Jul 2017 12:28:31 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/453/1/una-riforma-anti---omerta--di-carlo-visconti- carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
CarloVisconti: L’omertà fa vincere i clan Scopriamo il coraggio della denuncia http://www.carlovisconti.it/mc/452/1/carlovisconti-l-omerta-fa-vincere-i-clan-scopriamo-il-coraggio-della-denuncia

Caro direttore, come di solito si leveranno lamenti ed interpretazioni di ogni tipo dopo la vicenda del professore aggredito nella scuola «Pascoli II», da due camorristelli di mezza tacca.
I due, per sentirsi camorristi veri, hanno dovuto lavare con le percosse il rimprovero subìto in classe da un ragazzino di tredici anni, evidentemente già avviato sulla strada dell’affiliazione alla così detta «Alleanza di Secondigliano».
Come al solito le istituzioni scolastiche manderanno gli ispettori, la polizia svolgerà indagini, saranno versati fiumiciattoli di inchiostro sull’omertà, sul degrado e l’abbandono di Secondigliano. Insomma tutto il copione ben conosciuto e ben sperimentato, un’indignazione di breve durata e poi più nulla.
Eppure un episodio del genere dovrebbe far riflettere in maniera un po’ più approfondita. Ormai la vera legge è quella del silenzio. Nella famiglie si tacciono le violenze subite dai bambini, nei luoghi di lavoro si tacciono i soprusi nei confronti delle donne e gli imbrogli dei più maneggioni. Ovunque si insegna un malinteso senso dell’onore quando si guarda con ostilità a chi ha il coraggio di indicare l’autore di qualche malefatta.
Finanche nei tribunali ed in altri palazzi del potere, in troppi si affannano a disprezzare i collaboratori di giustizia, bollandoli superficialmente come delatori.
Suvvia, guardiamoci bene in faccia: quante volte abbiamo storto il naso quando qualcuno ha avuto il coraggio di denunciare a viso aperto il collega di lavoro, il compagno di classe, il vicino di casa.
Il commento più frequente è stato sempre: «Però poteva avere più discrezione », «I panni sporchi si lavano in famiglia».
Questo è un tam-tam pericoloso che sta lentamente minando il vivere civile. Se perfino in una scuola, nel luogo dove vengono allevati gli uomini del domani, si tace ad ogni costo, vuol dire che non c’è proprio più speranza. Gli insegnanti, cioè coloro che dovrebbero diffondere la cultura, hanno taciuto e si sono rinchiusi nel mutismo della paura, così come gli altri alunni di quel professore o quelli della classe accanto.
E neppure i genitori hanno parlato o protestato.
E vivaddio non penso che a Secondigliano siano proprio tutti camorristi.
Nessuno ha trovato la forza di uscire dalle aule quando si è appresa la notizia e dare pubblicamente del vigliacco ai due aggressori e, perché no, anche al ragazzo. E già, perché mi chiedo quale riguardo avere nei confronti di un ragazzo che istiga due camorristi di mezza tacca a picchiare con violenza un insegnante inerme.
Occorreva che tutta la scuola, bidelli docenti ed alunni, facesse capire con decisione al ragazzo che lui era diverso, che doveva vergognarsi di quello che aveva fatto e che era circondato dal disprezzo generale e che non era degno di stare in quella scuola.
E si sa che i padri veramente camorristi ci tengono molto a che i loro figli vengano accettati nelle scuole che frequentano. Ebbene, nulla di tutto questo è accaduto, quasi come se tutti temessero che il padre o il parente, ancor non si sa bene chi, forse con una mitragliatrice, avrebbe potuto decimare tutti gli insegnanti all’uscita della scuola media «Pascoli II» di Secondigliano.
È vero, non si possono pretendere atti di eroismo dalla gente che oramai non ha fiducia nello Stato e nelle Istituzioni dai quali non si sente ben protetta. Ma allora davvero non c’è più speranza alcuna e le marce e le fiaccolate dei bambini e degli studenti o dei quartieri interi sono solo grottesche rappresentazioni a beneficio delle autorità? Non può essere così.
Non è possibile che tutte le coscienze siano tanto in letargo. È il caso che si inizi ad insegnare a tanti, non solo ai giovani, che è giusto denunciare apertamente e con coraggio chi violenta, chi delinque, chi si arricchisce ingiustamente, chi ruba, chi sfrutta il corpo degli altri. E che comunque l’unione fa la forza soprattutto nella denuncia contro la camorra. Questa camorra che è ancora, purtroppo, più forte della gente proprio perché è più unita ed è pronta a malmenare un insegnante per aver rimproverato un ragazzino che per stupida ed ipocrita indulgenza, nessuno sta tentando di strappare alla camorra.

Carlo Visconti

pubblicato sul Corriere di del Mezzogiorno del 28/10/1998

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Fri, 14 Jul 2017 18:13:59 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/452/1/carlovisconti-l-omerta-fa-vincere-i-clan-scopriamo-il-coraggio-della-denuncia carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Citta’ tollerante con le cosche - di Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/451/1/citta-tollerante-con-le-cosche---di-carlo-visconti

Ogni volta che accade un evento criminale eclatante, riesplode il copione dell’allarme camorra e si assiste a una girandola di interviste di persone che si mostrano più o meno preoccupate di quanto sta avvenendo a Napoli, in provincia e nella Campania in genere.
Se si tratta di un avvenimento che si può addebitare, anche lontanamente, alla responsabilità di qualcuno, comincia la caccia grossa e tutti, per il loro tornaconto, tentano di indicare la vittima del sacrificio che deve poi tacitare le coscienze e soprattutto l’opinione pubblica.
Se purtroppo il responsabile non ha un’identità precisa, comincia la parata di tanti, assillati da un’unica preoccupazione: dimostrare che la propria istituzione, il proprio ufficio, è a posto, ha compiuto il suo dovere e non ha niente da rimproverarsi.
Anzi, si cerca sottilmente di insinuare che qualcun altro è in ritardo o non sa fare il suo lavoro.
Non è così che si combatte la camorra.
Per chi non lo sapesse o fa finta di non saperlo, la camorra, pressoché impunita,
spadroneggia a Napoli tutti i giorni. Con le estorsioni, con la droga, con il contrabbando, con il lotto clandestino, con i parcheggiatori abusivi
che si impadroniscono delle strade, con il riciclaggio nelle attività
commerciali, con la tolleranza del disordine, con la prostituzione, con l’usura e oggi anche con le bombe.
Eppure, se non accade nulla di eclatante, ci si illude che tutto vada bene, che si sono create le condizioni di sviluppo, che gli imprenditori del nord verranno ad investire i loro soldi a Napoli, che è in atto il nuovo Rinascimento (quello napoletano).
Se c’è qualcuno che tenta di dissentire sul clima del «tutto va bene madama la marchesa», viene aggredito e sopraffatto.
È proprio questo l’errore più marchiano. La situazione delle province di Napoli e Caserta è straordinaria e deve essere affrontata come tale, con interventi straordinari e prolungati nel tempo.
A proposito, quanto sono durati, per esempio, i massicci controlli del territorio, i controlli sui motorini e tante altre iniziative sbandierate ai quattro venti?
Invece lo Stato si affretta a snocciolare cifre: tanti magistrati, tanti poliziotti,
tanti carabinieri, che volete di più? Si parla di omertà? Macché, ma cosa vai dicendo,
la gente è pronta ad aiutare polizia e magistrati, fa la fila per indicare i responsabili dei crimini, piccoli o grandi, che vede attorno a sé. 
Si parla di prevenzione?
Macché, è tutto a posto, è tutto sotto controllo. I processi non si celebrano, fioccano scarcerazioni e prescrizioni? Poco male, l’importante è separare i giudici dai pubblici ministeri.
Per il resto, niente.
Nessuna strategia globale.
Riunioni, discussioni, comitati, visite ufficiali, passerelle e basta, non se ne può proprio più.
E la gente per strada continua a morire, continua a subire scippi rapine e estorsioni ed a piangere ed a maledire magistrati, poliziotti, politici e quant’altro.
Ma se la colpa fosse proprio della gente, o meglio di una larga parte della gente? Perché in fondo una parte della gente fa il poliziotto, il magistrato, il politico. La
rivolta contro la camorra forse deve cominciare anche dalla gente che conosce e sa, che vede e tace, che deve parlare e deve dimostrare con i fatti e non con le parole da che
parte sta, ma che per questo deve essere protetta.
E parlando, agendo, uscendo tutta insieme allo scoperto, acquisterà davvero il diritto di pretendere che il magistrato, il poliziotto, il politico facciano realmente bene la loro parte e potrà sorridere ed anche offendersi di tutte le rassicurazioni di facciata che riceve tutti i giorni.
Ma non succede nulla ed i camorristi ridono, s’ingrassano e... sparano.
Carlo Visconti

originale sul Corriere del Mezzogiorno di martedì 6 ottobre 1998 

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Mon, 10 Jul 2017 19:30:55 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/451/1/citta-tollerante-con-le-cosche---di-carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
La Tortura - Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/450/1/la-tortura---carlo-visconti

Lo possiamo torturare? Così una antica pubblicità di Carosello tanti anni fa con un accento marcatamente siculo di un improbabile pirata. La tortura è divenuta terreno di scontro politico. Quel che più colpisce è l’avversione tra i sostenitori ed i detrattori di un provvedimento sacrosanto. C’è chi dice che sia troppo blando, chi troppo duro. Non c’è dubbio che la lunghezza del tempo impiegato per la gestazione sia veramente stato eccessivo.E mi chiedo : è possibile che nel 2000 ci sia ancora chi vuole frenare su un chiaro segnale finalmente di civiltà? Il Presidente Mattarella ha dichiarato:” "Vanno intensificati gli sforzi per dare voce e offrire tutela a tutte le vittime di ogni forma di tortura e per sradicare questa pratica". E' quanto afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio in occasione della Giornata Internazionale a sostegno delle vittime della tortura. "Sevizie e violenze, infatti - sottolinea Mattarella - costituiscono una delle più gravi violazioni dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, sempre e ovunque abbiano luogo". Il Papa su Twitter ha affermato: ferma condanna di ogni forma di tortura" ed ha richiamato  "tutti ad impegnarsi per la sua abolizione". 

Non c’è dubbio che da centinaia di anni forme diverse di tortura sono state praticate da guerriglieri,corpi paramilitari ed anche da apparteneti a forze dell’ordine regolari per imporre comportamenti, per estorcere confessioni attraverso sofferenze inenarrabili.

Ho lavorato per anni da pubblico ministero a contatto con le forze dell’ordine. Accanto a tantissime persone perbene ho visto però tanti sostenitori del “fine che giustifica i mezzi”. Sopraffazioni, soprusi, maltrattamenti per svelare indagini, per cercare colpevoli. Dopo pochi giorni di servizio, quando ero giovane commissario di pubblica sicurezza, un maresciallo che interrogava un presunto rapinatore, alla mia presenza, in piedi dinanzi all’indiziato seduto su una seggiola, gli ha inferto, dall’alto del suo metro e novanta, un pugno al centro della testa che sembrava un colpo di maglio. Avevo ventiquattro anni e subito capii come andavano le cose.

Da magistrato ho sempre lottato contro queste tecniche, che si badi bene sono ben più frequenti di quello che si può pensare. Lo scontro si fa pesante in Parlamento. Un terribile nodo da sciogliere è quello della configurabilità del reato di tortura.  Se debba consistere in un’unica azione o se per esserci tortura, il fatto debba essere “commesso mediante più condotte“ .I magistrati di Genova che hanno svelato le terribili violenze della Scuola Diaz hanno scritto alla Presidente della Camera per segnalare incongruenze nella legge in discussione. Si è letta in Internet una dichiarazione di questo genere:” La legge rischia di inibire un uso legittimo della forza da parte di poliziotti e carabinieri e di chiunque sia impegnato a garantire l'ordine pubblico e la nostra sicurezza». E’ uno strano paese il nostro. Invece di invocare alta professionalità delle nostre polizie, moderno addestramento psicologico, reclutamento di giovani all’altezza del delicato compito di tutori dell’ordine, si continua a pensare che l’ordine pubblico, la sicurezza, la repressione dei reati si debba imporre con la forza e con i malòtrattamenti.   Per l'Associazione Nazionale dei Funzionari di polizia si tratta di “un disegno di legge che falsamente sotto la bandiera ideologica della civiltà giuridica contiene un manifesto ideologico contro le forze di polizia. E nel giornale diffuso (così si a apprende in Internet) dal sindacato si legge: “saremo gettati nelle mani dei delinquenti grazie al progetto di legge per l’introduzione del reato di tortura”. Che dire? Speriamo che la saggezza prevalga sulla barbarie.

Carlo Visconti

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Mon, 10 Jul 2017 19:21:18 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/450/1/la-tortura---carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Silvia Ruotolo - di Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/449/1/silvia-ruotolo---di-carlo-visconti

o letto stamattina 10 giugno 2017 l’intervista di Alessandra Ruotolo sulla edizione napoletana della “Repubblica”. La mamma di Alessandra, Silvia Ruotolo fu uccisa nel giugno 1997, sotto casa a Salita Arenella a Napoli,da un proiettile esploso nel corso di una sparatoria di camorra. Leggendo le parole di Alessandra la mente mi si è affollata di ricordi. Alessandra era piccola, le fu strappata crudelmente la mamma da parte di alcuni mostri che andarono a sparare in quella strada, solo perché era giunta al boss che governava il Vomero di Napoli,  la notizia che stava transitando un esponente del clan avverso. Fu organizzato un commando in piena regola, fu bloccata un’intera strada ed incominciarono a sparare. Per nulla, solo per eliminare un soggetto di un clan rivale e dare un segnale di forza militare. Mi furono affidate le indagini, quale Sostituto Procuratore di Napoli,corsi sul posto, poi mi recai all’Ospedale dove avevano portato nel frattempo la povera Silvia Ruotolo. Incontrai il papà di Alessandra e gli giurai: li prenderemo. Un anno terribile di lavoro duro e continuo. Cavilli, difficoltà procedurali, un inferno. Le indagini iniziarono subito, la Polizia si tuffò a corpo morto con una febbrile attività di investigazione. Decine di testimoni avevano assistito alla sparatoria perché intrappolati nelle auto bloccate in quella  stretta e lunga stradina dell’Arenella. Molti avevano visto tutto. Quantomeno lo svolgersi dei fatti. Nessuno si faceva avanti per aiutarmi a ricostruire l’accaduto. Feci un appello sui quotidiani di Napoli, ma nulla, nessuno parlava.Ed allora decisi di gettare un sasso nello stagno per cercare di smuovere le coscienze. In un’intervista parlai dell’ “omertà civile” dei napoletani che assistevano impassibili a delitti spaventosi senza parlare, senza collaborare con gli inquirenti. Supplicai dicendo che non mi occorrevano riconoscimenti di persona, volevo solo potere per lo meno ricostruire i fatti. Niente. Anzi il sindaco di allora, il cardinale di allora, mi risposero con interviste che mi bacchettavano severamente, per essermi permesso di definire omertosi i cittadini,sia pure nell’accezione di cui parlavo prima. Non mi scoraggiai, con gli uomini della Squadra Mobile di Napoli ci rimboccammo le maniche. Ci fu un depistaggio e fu arrestato un presunto sparatore. La stampa ne diede gran risalto.Ma c’era qualche dubbio. Insieme al collega Luigi Gay,attualmente Procuratore a Potenza, in silenzio continuammo a lavorare. Riuscimmo ad identificare un uomo del clan che aveva ucciso, si era nascosto in Calabria. Fu arrestato ed incominciò a collaborare. Ci spiegò che l’uomo che avevamo arrestato non era che un ladruncolo e non aveva ucciso né partecipato all’agguato. Dopo aver ottenuto la convalida dell’arresto di costui, perfino davanti al Tribunale del Riesame, lo scarcerammo. Interrogatori, confronti, intercettazioni, giorni di lavoro durissimo con l’ossessione di prendere gli uomini che avevano strappato Silvia Ruotolo al marito, ad Alessandra ed al suo fratellino. Pian piano raccoglievamo elementi. Apprendemmo che un uomo del commando si era rifugiato ad Urbino da una zia. I Carabinieri lo avevano arrestato per un caso fortunato mentre si nascondeva per le scale durante un controllo al marito della zia,pregiudicato. Volammo ad Urbino per interrogarlo fino a notte fonda. Negava tutto ostinatamente. Ma io e Luigi Gay eravamo convinti di essere sulla strada giusta. Lo arrestammo, arrestammo il boss del Vomero che pervicacemente fingeva di essere paralitico.Ne trovammo le tracce al Casinò di Venezia e sulla Vespa per le strade di Napoli.Sapevamo che aveva corrotto in precedenza alcuni medici nel carcere di Napoli. Lo trasferimmo nel carcere di massima sicurezza di Parma. Fu scarcerato ben tre volte per cavilli formali. Ogni volta, lo arrestavamo all’uscita del carcere. Fu un inferno quell’estate del 97.Polemiche accuse ingenerose agli inquirenti. Ma non ci fermammo. Avemmo ragione, gli ergastoli inflitti dal Tribunale di Napoli furono confermati fino in Cassazione.

Carlo Visconti, Magistrato

 

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Mon, 10 Jul 2017 19:16:01 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/449/1/silvia-ruotolo---di-carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Riunione straordinaria della Corte costituzionale. http://www.carlovisconti.it/mc/448/1/riunione-straordinaria-della-corte-costituzionale

Riunione straordinaria della Corte costituzionale.

Relazione e incontro con la stampa del Presidente della Corte costituzionale

prof. Paolo Grossi

 

(Roma, Palazzo della Consulta, 11 aprile 2016)

 

1.- Nel primo incontro del Presidente della Corte costituzionale con la stampa, il 28 dicembre 1956, Enrico de Nicola esordiva avvertendo che «la Corte costituzionale non ha un anno giudiziario» e quindi non esiste «nessuna inaugurazione dell’anno giudiziario».

La consuetudine, invece, di un contatto con il mondo dell’informazione per un discorso sull’attività svolta nell’anno – e, attraverso i giornalisti, quasi simbolicamente, con l’intiera comunità dei diversi componenti della Repubblica, le persone, cioè, e le istituzioni – si è via via felicemente consolidata come più consona al carattere dell’istituto: organo formalmente estraneo al sistema della tripartizione dei poteri, ma sostanzialmente dotato di cómpiti di “giustizia”, più che solo di stretta giurisdizione, esso svolge come una funzione “respiratoria” dell’ordinamento, indispensabile nella dimensione costituzionale della convivenza.

E’ evidente che, una volta di più in questa sede, il Presidente della Corte, in qualità di primus inter pares e quasi di suo portavoce ufficiale, esprime la fisionomia di un’istituzione impostata, anche in ragione della sua stessa composizione, sul valore della collegialità, vale a dire del quotidiano discutere, dello scegliere e del deliberare insieme, e sia pure tra necessarie e inevitabili fatiche: valore che, collegando le persone e legando durevolmente queste all’istituzione, costituisce di per sé un altro prezioso elemento della nostra identità costituzionale, da coltivare e preservare irrinunciabilmente. 

Nel corso del 2015, la compagine del collegio si è significativamente modificata, a causa dell’elezione a Presidente della Repubblica, nel gennaio, a poco più di un triennio di mandato, del giudice costituzionale Sergio Mattarella; della scadenza, in luglio, del mandato del giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano e, in dicembre, del giuramento di tre nuovi giudici costituzionali, Franco Modugno, Augusto Barbera e Giulio Prosperetti, eletti dal Parlamento.

Né la Corte assolverebbe in modo adeguato il proprio cómpito senza l’apporto dell’intiera e singolare organizzazione dei suoi uffici e servizi, nelle sue diverse componenti (dal personale, civile e militare, di ruolo e comandato, agli assistenti di studio, magistrati e universitari, al Segretario generale – n.d.r. Carlo Visconti-), la cui efficace e discreta cooperazione appare, tanto più nel compiersi dei sessant’anni di attività, come un’ulteriore garanzia, se non perfino come una condizione, della stabilità dell’istituzione e, perciò, in qualche modo, della sua stessa capacità di riconoscersi.

Non apparirà, in questo senso, trascurabile la circostanza che istituzioni come questa sono, per proprio carattere, oltre che fonti, anche preziosi depositi di stili e di prassi, stratificati e via via custoditi nel corso del tempo e tuttavia esposti a lenti mutamenti. Risulteranno, alla lunga, significativi, piuttosto che i singoli protagonismi, gli insiemi all’interno dei quali le diverse energie siano riuscite, quasi anonimamente, e silenziosamente, ad integrarsi……… OMISSIS      

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Mon, 10 Jul 2017 19:09:10 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/448/1/riunione-straordinaria-della-corte-costituzionale carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Relazione del Presidente Paolo Grossi sulla giurisprudenza costituzionale del 2016 http://www.carlovisconti.it/mc/447/1/relazione-del-presidente-paolo-grossi--sulla-giurisprudenza-costituzionale-del-2016

Non posso, in apertura, esimermi dal ricordare che il 2016 è stato l’anno della tragedia dei disastri sismici nell’Italia centrale. Il pensiero va, naturalmente, alle vittime e poi ai sopravvissuti, la cui vita è stata, sotto tanti aspetti, devastata. Le macerie riguardano non già solo, evidentemente, gli edificii e i monumenti, ma il dolore per tutto quanto, d’un tratto, è andato perduto: sul piano della vita materiale e su quello della vita morale, con  le ferite inferte perfino alla dimensione simbolica di tante piccole e antiche comunità. Interpretando un sentimento che reputo comune, vorrei esprimere, in una sola parola, tutta la nostra più intensa e possibile vicinanza solidale nonché la speranza nella ricostruzione  e soprattutto nella rinascita.      

 

1.-  In quale altro modo un giudice può dar conto della propria attività – anche un giudice sui generis, come quello delle leggi – se non riferendo della propria giurisprudenza? E in quale altro modo può riferire della propria giurisprudenza se non cercando di evidenziare, più che gli occasionali contenuti delle singole pronunce, soprattutto gli itinerarii processuali che, attraverso di queste, si sono via via andati formando?

Un discorso sui modi o, se si vuole, sulle procedure attraverso cui si sono stratificate le risposte alle diverse domande di giustizia costituzionale può, del resto, consentire di cogliere linee di tendenza o traiettorie, nelle dinamiche istituzionali e interpersonali, alle quali attribuire significati: al di là dei tecnicismi di maniera e dei loro, più o meno fallaci, esoterismi, anche nell’esperienza della Corte le forme rappresentano vere e proprie sostanze e di queste esprimono la concretezza e quasi la carnalità. Si tratta solo di avere la pazienza di soffermarcisi, per osservare i fenomeni con pacatezza e  cogliere nei dettagli la proiezione di un insieme: non solo, cioè, i “punti”, ma le “linee”, per non farsi travolgere dall’ondata del mero esistente o dal clamore dell’evento particolare.  

Del resto, è proprio attraverso questo prender forma nel processo che le situazioni di vita solitamente configurate in termini di diritti e di doveri, espressive di principii e di valori, possono sottrarsi a una dimensione meramente declamatoria e acquisire, infine, sembianze e consistenze più reali. Ed è qui, dunque, nell’apparente aridità delle forme, che possono incanalarsi, ben oltre le semplici aspettative, le istanze rivelatesi insoddisfatte sul piano della legislazione.

Azzardando tra le metafore, si può ripetere, infatti, che, davanti al giudice delle leggi, è come si riaprisse un procedimento normativo non andato, in certo senso, a buon fine: o, meglio, è come se il discorso sulla legislazione, di carattere intrinsecamente emendativo, riprendesse a svolgersi fuori dal piano della politica e si trasferisse, entro i limiti suoi propri, nella dimensione eminentemente giuridica: nella quale, oltre i confini della “lite” e tuttavia con le garanzie di un contraddittorio, gli argomenti e le ragioni si confrontano in termini di compatibilità e sono valutati secondo una razionalità ragionevole o, se si volesse, secondo bonum et aequum. Come se l’ordinamento avesse, con ciò, un’occasione continua per rigenerarsi o, quasi, per “ossigenarsi”, attraverso inesausti e salvifici travasi, nella permanente dialettica tra stabilità e mutamento.  

Nella prospettiva della giustizia costituzionale, è palese, in questo senso, che il sindacato finisca per riguardare non tanto i “contenuti” di ciò che si è voluto o non voluto, le luci e le ombre, il pieno e il vuoto, le ridondanze o le lacune della normazione, che sono il frutto di valutazioni intrinsecamente discrezionali; ma, piuttosto, le “qualità” delle discipline o delle mancate discipline e dunque la congruità delle scelte rispetto ai fondamenti della convivenza: a ciò che, pur nel mutamento, si consideri irrinunciabile e indisponibile nel sistema dei valori costituzionali e, dunque, nell’esperienza storica della comunità. Del resto – per ripetere alcune ben note parole di Calamandrei (pronunciate il 26 gennaio 1955, in una conferenza milanese a un gruppo di studenti universitarii e medii) – «La Costituzione  non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità».   

Parlando di modi e di procedure, si vuole, perciò, far riferimento non già, evidentemente, a semplici formalità o a vuoti formalismi, cioè alle mere esteriorità di atti o di comportamenti, pedissequamente conformi a canoni o a modelli prescritti, sia pure dai “precedenti”; ma, piuttosto, agli stili e ai linguaggi adoperati nei processi della comunicazione, tra le persone attraverso le istituzioni, costitutivi e decisivi dei loro risultati. O anche, più astrattamente, si vuol rinviare a quella sorta di mentalità di tipo “procedurale”, vale a dire inerente al “metodo”, secondo la quale non è sufficiente che sussistano le ragioni di qualcosa perché ne sia, per ciò stesso, garantito il riconoscimento; ma è necessario che esse sappiano trovare la via per esprimersi e gli strumenti più adeguati per affermarsi.

Il discorso che segue, dopo alcune considerazioni complessive, terrà distinto, per ciascun tipo di giudizio, il piano delle “domande” prospettate alla Corte rispetto a quello delle “risposte”. Darà poi anche un sommario conto di dati relativi alle nuove domande pervenute nonché di attività istituzionali o culturali svolte nell’anno.  

 

2.- Il 24 febbraio 2016 il Presidente Alessandro Criscuolo ha, per motivi familiari, rassegnato le dimissioni dal suo incarico, continuando a svolgere il mandato di giudice. Nella stessa data, la Corte ha eletto, unanime, il nuovo Presidente nella persona di chi vi parla e sono stati nominati Vice-Presidenti i giudici Giorgio Lattanzi (vicario), Aldo Carosi e Marta Cartabia. 

Il 7 novembre si è dimesso, per ragioni di salute, il giudice Giuseppe Frigo, appena dopo il compimento del suo ottavo anno di mandato: il Parlamento, come è noto, non ha ancora provveduto ad eleggere il suo successore.

Desidero dedicare un memore pensiero ai giudici emeriti scomparsi nel corso dell’anno, Paolo Maria Napolitano, Gabriele Pescatore e Francesco Greco, i quali sono stati valorosi e stimati componenti di questo collegio. Desidero anche associare nel ricordo Serena Oggianu, la giovane assistente di studio del giudice Carosi che, dopo tanta silenziosa e partecipe sofferenza, ci ha lasciato da poco più di un mese.

Il dato della collegialità è, per la Corte, non solo l’espressione di un lavoro, per tanta parte, collettivo o corale, ma il timbro del suo carattere e della sua stessa identità: quelli di un’istituzione chiamata a svolgere il proprio cómpito attraverso il non sempre facile esercizio quotidiano del confronto e dello scambio, con l’apporto del patrimonio di intelligenza e di sensibilità che ciascun giudice ha coltivato nel proprio àmbito professionale e che, per apparente paradosso, si valorizza proprio nel momento in cui confluisce in uno spazio di esperienza comune. E che coinvolge, sia pure in diverse maniere, una pluralità di persone: dagli assistenti di studio, attraverso il carattere strettamente fiduciario del loro rapporto, ai responsabili dei servizi e degli uffici, agli addetti e a tutto il personale, civile e militare, comunque in servizio presso la Corte; in un’organizzazione che, sulle linee tracciate dai giudici, affida poi, in primo luogo, alla responsabilità del il delicato cómpito di garantire, giorno per giorno, i difficili equilibrii di una complessa, anche se non estesa, comunità di lavoro e di servizio.

A tutti coloro che ne fanno parte, e specialmente a Carlo Visconti, l’attestato della gratitudine della Corte, della quale volentieri mi faccio interprete, con l’auspicio che il più giovane degli organi costituzionali della Repubblica sappia sempre mantenere, anche nel suo apparato, adeguata coscienza del proprio carattere e del proprio ruolo……OMISSIS 

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Mon, 10 Jul 2017 19:07:13 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/447/1/relazione-del-presidente-paolo-grossi--sulla-giurisprudenza-costituzionale-del-2016 carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Che strano paese l’Italia. http://www.carlovisconti.it/mc/443/1/che-strano-paese-l-italia

Due episodi hanno contrassegnato la cronaca italiana negli ultimi giorni.
Entrambi hanno riguardato i Carabinieri. In provincia di Massa Carrara la magistratura inquirente ha emanato otto provvedimenti di custodia cautelare  nell’ambito di  un'indagine su  presunti episodi  di abusi e violenze in alcune caserme della Lunigiana, in provincia di Massa Carrara.
Dalle notizie di stampa si è appreso che sarebbero stati contestati ai Carabinieri innumerevoli episodi di violenza, veri e propri pestaggi che a dire del Procuratore della Repubblica Aldo Giubilaro, sarebbero stati sistematici e metodici”.
Secondo l’ipotesi dei PM, in una circostanza quattro carabinieri avrebbero percosso duramente un extracomunitario costretto poi al ricovero in ospedale. 
Ed ancora, i carabinieri avrebbero falsificato i relativi  verbali . Ed ancora, sarebbe stato contestato a taluni degli stessi Carabinieri una violenza sessuale imposta ad una prostituta condotta in una caserma. Tra i Carabinieri sotto indagine ci sarebbero alcuni appuntati, carabinieri semplici, un brigadiere ed un maresciallo. All’attenzione dei PM ci sarebbero quasi un centinaio di episodi poco chiari.

Nelle indagini ci sarebbero denunce e o testimonianze delle persone che avrebbero  subito abusi, intercettazioni telefoniche .Sembra che nel corso di una telefonata intercettata un carabiniere, raccomandava ad un altro carabiniere In una conversazione, uno dei carabinieri raccomandava a un collega di non confidare a nessuno di quello che accadeva in caserma: «Da questa caserma non deve uscire niente, dobbiamo essere come la mafia».
Fatti gravissimi ma si badi bene vale per tutti la presunzione di innocenza. Eppure i mass media hanno sottolineato  come innumerevoli cittadini e personaggi politici locali si siano schierati, sin dall’inizio delle indagini con i carabinieri sotto inchiesta.
Ci sarebbe stata una manifestazione e  sarebbero stati diffusi dei volantini su uno dei quali sarebbe stato scritto : «La Procura sta mal interpretando la realtà della strada, penalizzando l’esecuzione della nostra sicurezza. Conosciamo bene quei ragazzi in divisa e conosciamo anche coloro che li hanno accusati: sono quelli da cui ci proteggevano».
Ed altre manifestazioni di solidarietà popolari si sarebbero susseguite.

A Torino invece  i Carabinieri hanno  intercettato un immigrato all’atto di vendere abusivamente bottiglie di bevande trasportate in una busta di plastica  mentre un suo connazionale trascinava un carrello pieno di birre.
Resisi conto della presenza dei militari,  gli immigrati sarebbero fuggiti urlando e piangendo verso un gruppo  di giovani della movida torinese che avrebbero  circondato i  carabinieri al fine di impedire loro i  controlli.
Alcune donne si sarebbero avvicinate  minacciosamente ai militari di una  prima pattuglia, poi il gruppo  sarebbe divenuto più nutrito  al sopraggiungere di altri carabinieri.
Alcuni militari dell’Arma sarebbero stati  sono stati spintonati.Oramai c’è una vera crisi di fiducia nell’istituzione. Se la Magistratura tenta di perseguire infedeli servitori dello Stato, si scatena la reazione dell’opinione pubblica contro i Pubblici ministeri che indagano sui Carabinieri. Se i Carabinieri tentano di far rispettare un’ordinanza della Sindaca di Torino che vieta in strada  la vendita di bevande in vetro, la gente si scaglia contro i Carabinieri.
Secondo Nando Pagnoncelli, noto sondaggista,gli italiani, “hanno elaborato una sorta di senso civico fai da te”, un senso della legalità’ “selettivo” . Forse tutto ciò se ha una spiegazione, è molto pericoloso. Il fai da te rischia di far diventare la società un Far West dove non sono più i Giudici, dopo un processo a condannare, ma la folla con la sua pancia. Non sono più i Carabinieri a reprimere i reati ma la folla che parteggia per il povero immigrato di turno, salvo poi a schierarsi contro l’immigrazione.

Ed è di oggi la notizia della ribellione violenta di molti giovani a Torino contro una pattuglia di polizia che stava tentando di far rispettare il divieto di vendita di bottiglie di vetro in strada, aggredendo gli agenti e colpendone uno caduto a terra selvaggiamente a pugni e calci. Che strano paese l’Italia.

Carlo Visconti

 

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Mon, 10 Jul 2017 00:00:00 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/443/1/che-strano-paese-l-italia carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
LA SOCIETA’ CIVILE HA TACIUTO http://www.carlovisconti.it/mc/446/1/la-societa-civile-ha-taciuto

NAPOLI - Un giudice accusa la città: "Omertosa Napoli, sul caso di Silvia Ruotolo in troppi hanno visto eppure hanno taciuto". Parole dure che arrivano dal pubblico ministero Carlo Visconti, il titolare dell' indagine sulla sparatoria del Vomero. Giudice Visconti, lei parla di omertà civile. "Intendo dire: omertà non camorristica ma proveniente da persone che vanno considerate come appartenenti alla società civile". In particolare a chi si riferisce? "C' era tanta gente presente al momento del delitto di Silvia Ruotolo. Alle tredici dell' undici giugno scorso. Ma, tranne un paio di testimoni ascoltati all' istante, tra quelli presenti a salita Arenella nessuno si è sognato di presentarsi al nostro ufficio o a quello della polizia per collaborare. Per aiutarci nella ricerca dei killer. Sconvolgente". E' amareggiato. "Mi ha profondamente deluso questa omertà civile. A salita Arenella, il giorno della sparatoria, si era formata una fila di almeno venti automobili e sul posto, in quel preciso momento, c' erano molte persone che hanno visto i camorristi sparare. Hanno tenuto per loro quelle immagini. Triste". Si parla tanto del ruolo che la società civile dovrebbe svolgere per isolare i clan e poi...
"E poi la realtà è l' omertà. Bisogna scuotere le coscienze. Se a Napoli esiste questa camorra, se esistono questi camorristi che sparano in piazza, tra la folla, colpendo vittime innocenti è anche colpa di chi, avendo visto, preferisce tacere e dimenticare". I fatti del Vomero hanno segnato un' estate tremenda per Napoli. "Per me questa città non potrà mai risorgere veramente se non si sconfiggerà l' omertà civile. Non basteranno mille eserciti e mille poliziotti in più. Da quell' undici giugno ci penso spesso: tanti occhi hanno visto i killer sparare, la signora Ruotolo cadere. Tanti occhi di persone perbene, professionisti, impiegati, madri come Silvia. Non speravo di avere la fila dietro la mia stanza, ma, sinceramente, contavo su un po' di collaborazione. Mi sbagliavo". E' pessimista per il futuro? "Noi, il collega della Procura Luigi Gay ed io, gli investigatori della Squadra Mobile, abbiamo messo l' anima in questa indagine; era un dovere morale; un impegno continuo ci ha portati avanti senza guardare orari e giorni di festa. Siamo pronti a rifarlo; noi, come tutti i colleghi del pool anticamorra di Napoli. Ma se la città non collaborerà, se resterà omertosa, non si verrà mai a capo della camorra".

da La Repubblica

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Mon, 26 Jun 2017 18:12:04 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/446/1/la-societa-civile-ha-taciuto carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Era il tempo della giustizia e del processo. http://www.carlovisconti.it/mc/442/1/era-il-tempo-della-giustizia-e-del-processo

E’ stata definitivamente  approvata una riforma del processo penale dopo che era stata annunciata fin dal mese di agosto del 2014 .

La riforma, nell’intenzione del legislatore, dovrebbe  aumentare la velocità dei procedimenti penali, assicurare maggiori diritti nel campo delle intercettazioni ed assicurare per pene più severe per reati di particolare allarme sociale.Come era prevedibile si sono scatenate le ire dei magistrati e degli avvocati. Ma andiamo con ordine. I tempi del processo penale sono biblici, con gravi ripercussioni sui diritti delle parti offese certamente e prima di tutte, ma anche degli imputati che devono attendere anni per sapere se sono innocenti o colpevoli. Nel frattempo attacchi mediatici, carriere distrutte, famiglie distrutte, anche suicidi.Ci si sarebbe aspettati un interesse assai intenso da parte dei politici. Ne è venuta fuori una miniriforma che scontenta tutti. Ma se scontenta tutti qualche motivo ci sarà.

Ad esempio l’avocazione in caso di mancata conclusione delle indagini entro tre mesi dall’iscrizione di un sospettato nel registro delle notizie di reato.Se questo termine viene violato, il Procuratore generale della Corte d’Appello deve avocare il procedimento “strappandolo” dalle mani del Procuratore della Repubblica e lo deve concludere, ma non sembra ben chiaro in che termine debba concludere le indagini.

Per chi conosca minimamente le condizioni logistiche, strutturali di molte Procure, la mancanza di personale, di strutture informatiche, l’enorme numero di adempimenti processuali, le migliaia di fotocopie necessarie, le notifiche e quant’altro,la velocità del processo penale è un’utopia. Sono perfino state negate le notifiche telematiche durante l’iter parlamentare delle nuove norme, figuriamoci. Le Procure generali hanno organici molto ridotti, immaginiamo affidare a quest’ultimo i procedimenti pendenti presso Procure ordinarie con 50 100 sostituti.Ma prendiamo la riforma dell’aumento delle pene.  Sono state aumentate le  pene per taluni reati considerati di  grave allarme sociale: furti in casa, rapine, rapine aggravate ed estorsione La riforma introduce anche la possibilità, per il giudice, di decidere l’estinzione del reato in caso di risarcimento del danno, così da velocizzare le cause per i reati più lievi. Ancora una volta si attribuisce alla discrezionalità del giudice, la valutazione sulla eventuale congruità del risarcimento del danno. Congruità che deve ovviamente essere motivata con un provvedimento.

Quest’ultimo potrà ovviamente essere impugnato e dunque si creerranno altri procedimenti. La prescrizione poi.  Si è tentato di dare un assetto nuovo al delicato tema della prescrizione. Orbene pur non dovendo nascondere alcuni punti positivi, si deve ricordare che la massa delle prescrizione matura nella fase delle indagini e non durante il processo e che la massa delle prescrizioni si verifica presso uffici ingolfati di processi, ma nulla è stato pensato per migliorare l’organizzazione degli uffici stessi .Ma un’ultima annotazione appare necessaria, perché non ci si interroga sul codice di procedura penale? Perché non ci si interroga sulla circostanza che un imputato potrà effettuare mediamente a 7 o 8 ricorsi anche incidentali nel corso del processo.E’ un vero record italiano. Speriamo bene.

Carlo Visconti

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Mon, 26 Jun 2017 16:27:16 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/442/1/era-il-tempo-della-giustizia-e-del-processo carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Il sanpietrino, croce e delizia del cittadino - Di Carlo Visconti http://www.carlovisconti.it/mc/445/1/il-sanpietrino-croce-e-delizia-del-cittadino---di-carlo-visconti

Lavoro a Roma per cinque giorni alla settimana e ritorno a Napoli per il sabato e la domenica. Dunque vivo intensamente in due splendide città, la dura realtà del sampietrino, che viene definito dall’Enciclopedia Treccani “elemento lapideo di leucitite, a tronco di piramide a base quadrata, per la pavimentazione di varie strade urbane”. Paradossalmente, le strade a più  intenso traffico, leggero e pesante, di entrambe le città, sono lastricate di sampietrini e certamente non di buone intenzioni. Ciclisti che soffrono ,centauri che cadono e si infortunano, automobilisti che imprecano per la rottura di sospensioni e braccetti delle loro auto,tassisti che bestemmiano. Insomma un coro unanime di maledizioni al sanpietrino, che nonostante ciò, continua a farla da padrone. La storia ci dice che fu Papa Sisto V nell’anno 1585 ad usarli per la prima volta a Roma e che ancora nel 1700 , Papa Clemente XII Corsini ne fece larghissimo e via via, tante altre strade di città italiane, furono pavimentate in questo modo.  Non v’è dubbio che l’effetto scenico è stato delizioso. Una strada lastricata di sanpietrini, è certamente un’altra cosa. In tanti nostalgici ed esteti, sostengono che queste particolari pavimentazioni dei centri storici (e non solo), sono veri pezzi di storia, che donano alle città un fascino intramontabile. Sarà così ma il prezzo che i cittadini pagano è altissimo. Un metro quadrato di posa in opera di sampietrini costa circa 220  euro, la stessa superficie in asfalto moderno, ne costa   60. Per non parlare della manutenzione che impone al contribuente prezzi altissimi, se è fatta bene e con buone intenzioni. Il fatto è che non ci sono più carrozze o carrozzelle. Nelle strade dei centri urbani, viaggiano impietose file di autobus sempre più mastodontici, furgoni pesanti, autocarri che martoriano i bei pavimenti in sanpietrino. Eppure quest’ultimo resiste ad oltranza, con l’aiuto estremo delle soprintendenze alle belle arti, che oppongono divieti ferrei alle trasformazioni, con accanito zelo che, spesso, non è dato riscontrare nella tutela di bellissimi monumenti in rovina. Quale sarà il motivo? Non ho competenza di belle arti ma mi chiedo, tutti hanno ben preciso il significato di interesse pubblico? L’interesse pubblico è un insieme di tanti interessi privati che devono trovare appunto nell’interesse pubblico, un’armonica composizione, per assicurare il benessere della collettività. Ed allora da cittadino comune mi dico: perché un interesse se pur nobile tutelato dalle soprintendenze alle belle arti, deve in maniera così violenta prevalere sugli interessi di tanti che circolano soffrendo a piedi, in moto, in auto, in bicicletta? La massa enorme di incidenti causati dai sanpietrini, hanno addirittura indotto talune amministrazioni comunali ad imporre vistosamente in strade trafficate, ridicoli limiti di velocità a 25, 30 km all’ora, nel tentativo di limitare il contenzioso infortunistico. La Costituzione cita come interesse e diritto fondamentale il paesaggio. Ma questa accezione è stata trasformata anche in un diritto all’ambiente da parte del cittadino. Ed allora? Gli architetti delle Sovrintendenze continuano ad imporre divieti e proibizioni, per asfaltare strade urbane ad altissimo traffico. Pur di conservare lunga vita ai sanpietrini.Non sarebbe dunque ora di bilanciare meglio gli interessi in campo, lasciando gli splendidi cubetti nelle zone pedonali o di altissimo interesse artistico e storico, salvando la collettività da cadute, incidenti e quant’altro nelle arterie cittadine, anche centrali ma ad alta densità di traffico. Spero tanto nelle buone intenzioni e nella saggezza delle sovraintendenze  e confido che non sia vero quanto affermava Luis Sepulveda e cioè che “disgraziatamente gli umani sono imprevedibili. Spesso con le migliori intenzioni causano i danni peggiori.“

Carlo Visconti

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Mon, 26 Jun 2017 00:00:00 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/445/1/il-sanpietrino-croce-e-delizia-del-cittadino---di-carlo-visconti carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)
Deliberazione assunta dalla Corte costituzionale dell 8 febbraio 2017 http://www.carlovisconti.it/mc/444/1/deliberazione-assunta-dalla-corte-costituzionale-dell-8-febbraio-2017

Roma, 8 febbraio 2017

La Corte costituzionale, riunita in sede non giurisdizionale, il giorno 8 febbraio 2017, alle ore 18, assente il Segretario Generale, ha assunto la seguente deliberazione e dispone che ne sia data immediata diffusione a tutte le segreteria dei giudici e a tutto il personale della Corte:

<< Il Segretario generale della Corte, dott. Carlo Visconti, è stato oggetto in queste settimane di critiche infondate e ingiuste, reiteratamente diffuse, con finalità diffamatorie all'interno della Corte. A tale scopo, sono stati illecitamente utilizzati una lettera privata e i canali di diffusione istituzionalemnte pubblici.
Il collegio esprime la sua piena solidarietà al Segretario generale, gli conferma la sua fiducia, e lo invita a proseguire con serenità e fermezza nell'esercizio delle sue funzioni.>>

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Mon, 26 Jun 2017 00:00:00 +0000 http://www.carlovisconti.it/mc/444/1/deliberazione-assunta-dalla-corte-costituzionale-dell-8-febbraio-2017 carlovisconti2017@gmail.com (Carlo Visconti)