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Calzini e istituzioni

Il Senatore Lucio Barani ha dichiarato al Fatto quotidiano che i Carabinieri di Aulla gli avrebbero detto, che quando fermano i delinquenti, questi tirano fuori i numeri di telefono dei pm e minacciano di chiamarli.

Chi sono i Carabinieri di Aulla? Non tutti per carità, ma sono quei 37 i carabinieri sottoposti ad indagini preliminari per presunti abusi nei confronti cittadini stranieri.

Abusi che secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbero perpetrati nelle caserme di Aulla e Licciana Nardi, in Lunigiana, provincia di Massa Carrara.

Tutto ciò, come si apprende dalla stampa, sarebbe contenuto negli atti di chiusura delle indagini preliminari, notificati nei giorni scorsi ai carabinieri, interessati da 189 capi di imputazione.

Sempre da notizie di stampa ,si legge che dagli atti della Procura di incriminazione dei carabinieri, si parla di atti intimidatori e vessatori, posti in essere nei riguardi di cittadini extracomunitari.

Alcuni carabinieri avrebbero profferito nei loro confronti espressioni come «se parli ti stacco la testa» o «ti spezzo le gambe».

Sarebbero state inoltre accertate lesioni personali e contusioni causate dall’aver fatto sbattere la testa di un extracomunitario contro il citofono della caserma.

Sarebbero stati vibrati colpi di manganello sulle mani dei malcapitati mentre erano appoggiate alle portiere delle auto durante i controlli.

Sarebbero state inferte scariche elettriche al fine di costringere uno spacciatore (sempre straniero) a confessare dove avesse nascosto la droga e sarebbero state comminate anche contravvenzioni immotivate.

Nell’ambito di quell’ inchiesta avviata a febbraio 2017 e terminata da poco, nel giugno scorso quattro carabinieri furono arrestati (ma soltanto uno finì in carcere) mentre per altri otto militari, furono disposte diverse misure cautelari, tra le quali il divieto di dimora e la sospensione dai pubblici uffici.

Dagli atti dell’inchiesta sarebbe emerso anche un episodio di una canna di una pistola conficcata in fondo alla gola di un malcapitato.

L’inchiesta così delicata è stata condotta dal procuratore capo Aldo Giubilaro con i sostituti procuratori Alessia Iacopini e Marco Mansi.

Per tutti, per carità deve valere la presunzione di innocenza fino ad eventuale condanna definitiva. Ma a fronte di tutto questo, si legge nel Fatto Quotidiano del giorno 8 novembre, che in un’interrogazione parlamentare presentata dal senatore di Ala, Barani e da altri 14 parlamentari, rivolta ai Ministri della Giustizia e della Difesa Orlando e Pinotti, il povero Peocuratore Giubilaro, sarebbe stato censurato tra l’altro perché va in tribunale con abbigliamento”poco consono in particolar modo per l’assenza dei calzini”. Occorrerà dunque al più presto una circolare del CSM che rammenti ai Pubblici Ministeri, ma anche ai Giudici, (ricordate il povero Giudice civile Raimondo Mesiano che aveva condannato il gruppo Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro di Milano, irriso sui media con una foto che lo ritraeva con i calzini corti?), di indossare sempre calzini e soprattutto consoni alle Istituzioni.

Carlo Visconti

 Calzini e istituzioni - Carlo Visconti