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GIUDIZI E PREGIUDIZI - Carlo VIsconti

Come al solito una fase di un procedimento penale, la concessione degli arresti domiciliari ad un giovane che ha odiosamente ammazzato la fidanzata,ha scatenato una tempesta di commenti, di valutazioni, di apprezzamenti, talvolta  discutibili o anche di cattivo gusto da parte di tante persone. Molte di queste, probabilmente non hanno letto neppure uno degli atti processuali sui quali si deve fondare ogni decisione del giudice. Occorre riflettere sul pericolo di queste reazioni. Nessuno spiega che la custodia cautelare si può infliggere solo in presenza di stringenti requisiti di fatto e di diritto e non sulla base del crimine perpetrato. Occorre il pericolo di fuga concreto e dimostrabile. Occorre il pericolo di inquinamento delle prove ed occorre anche il pericolo di reiterare un medesimo reato. L’assassino in questione, (innocente fino a sentenza definitiva) ha confessato, non ha tentato di fuggire,certamente non può uccidere ancora e non può essere concretamente dimostrato che può uccidere ancora. In realtà verrebbe da dubitare che l’Italia sia un paese civile. E’ stato scritto in che i cittadini hanno diritto ad un processo in tempi ragionevoli, ma  poco o nulla fa di concreto per assicurarlo. Nelle aule di giustizia c'è scritto che la legge è uguale per tutti. Ma quanti pensano che questo motto debba essere cancellato perché non è così? Quanti aspettano da anni una sentenza che li liberi dall'incubo di una accusa ingiusta o che metta riparo ad un ingiusto torto subito?

Tutti parlano di riforme che vedono come oggetto il giudice o il pubblico ministero Ma quanti in realtà hanno davvero a cuore il funzionamento del processo civile e di quello penale? In Italia, in molti uffici giudiziari si cuciono ancora i fascicoli con lo spago, alla faccia dei più semplici sistemi di rilegatura. Gli atti dei processi si affogliano  in mastodontici fascicoli, con  un puro ordine cronologico e non secondo un filo logico. quasi totale dei Magistrati dal Ministero della giustizia. Si parla della giustizia del 2000 e si chiede un  non bene identificato giusto processo, senza specificare se i ricchi o i potenti debbano avere lo stesso trattamento dei poveri o dei diseredati. Tanti  offrono un proprio pacchetto giustizia mentre dovrebbero dire invece "paccotto" giustizia.I più, infine, si ostinano a dimenticare che la giustizia deve essere un servizio essenziale dello Stato e non pura esercitazione dialettica. Mi chiedo  allora se non  può essere più utile, che tante infuocate energie vengano convogliate in una reale volontà di restituire alla giustizia la dignità che si conviene ad un  paese che vuole essere moderno.Ma una cosa è certa, mai potremo accettare il processo sommario dei media e della disperazione comprensibilissima delle parti offese. A queste ultime, come agli imputati è dovuto un giusto processo rapido.

Carlo Visconti