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CarloVisconti: L’omertà fa vincere i clan Scopriamo il coraggio della denuncia

Caro direttore, come di solito si leveranno lamenti ed interpretazioni di ogni tipo dopo la vicenda del professore aggredito nella scuola «Pascoli II», da due camorristelli di mezza tacca.
I due, per sentirsi camorristi veri, hanno dovuto lavare con le percosse il rimprovero subìto in classe da un ragazzino di tredici anni, evidentemente già avviato sulla strada dell’affiliazione alla così detta «Alleanza di Secondigliano».
Come al solito le istituzioni scolastiche manderanno gli ispettori, la polizia svolgerà indagini, saranno versati fiumiciattoli di inchiostro sull’omertà, sul degrado e l’abbandono di Secondigliano. Insomma tutto il copione ben conosciuto e ben sperimentato, un’indignazione di breve durata e poi più nulla.
Eppure un episodio del genere dovrebbe far riflettere in maniera un po’ più approfondita. Ormai la vera legge è quella del silenzio. Nella famiglie si tacciono le violenze subite dai bambini, nei luoghi di lavoro si tacciono i soprusi nei confronti delle donne e gli imbrogli dei più maneggioni. Ovunque si insegna un malinteso senso dell’onore quando si guarda con ostilità a chi ha il coraggio di indicare l’autore di qualche malefatta.
Finanche nei tribunali ed in altri palazzi del potere, in troppi si affannano a disprezzare i collaboratori di giustizia, bollandoli superficialmente come delatori.
Suvvia, guardiamoci bene in faccia: quante volte abbiamo storto il naso quando qualcuno ha avuto il coraggio di denunciare a viso aperto il collega di lavoro, il compagno di classe, il vicino di casa.
Il commento più frequente è stato sempre: «Però poteva avere più discrezione », «I panni sporchi si lavano in famiglia».
Questo è un tam-tam pericoloso che sta lentamente minando il vivere civile. Se perfino in una scuola, nel luogo dove vengono allevati gli uomini del domani, si tace ad ogni costo, vuol dire che non c’è proprio più speranza. Gli insegnanti, cioè coloro che dovrebbero diffondere la cultura, hanno taciuto e si sono rinchiusi nel mutismo della paura, così come gli altri alunni di quel professore o quelli della classe accanto.
E neppure i genitori hanno parlato o protestato.
E vivaddio non penso che a Secondigliano siano proprio tutti camorristi.
Nessuno ha trovato la forza di uscire dalle aule quando si è appresa la notizia e dare pubblicamente del vigliacco ai due aggressori e, perché no, anche al ragazzo. E già, perché mi chiedo quale riguardo avere nei confronti di un ragazzo che istiga due camorristi di mezza tacca a picchiare con violenza un insegnante inerme.
Occorreva che tutta la scuola, bidelli docenti ed alunni, facesse capire con decisione al ragazzo che lui era diverso, che doveva vergognarsi di quello che aveva fatto e che era circondato dal disprezzo generale e che non era degno di stare in quella scuola.
E si sa che i padri veramente camorristi ci tengono molto a che i loro figli vengano accettati nelle scuole che frequentano. Ebbene, nulla di tutto questo è accaduto, quasi come se tutti temessero che il padre o il parente, ancor non si sa bene chi, forse con una mitragliatrice, avrebbe potuto decimare tutti gli insegnanti all’uscita della scuola media «Pascoli II» di Secondigliano.
È vero, non si possono pretendere atti di eroismo dalla gente che oramai non ha fiducia nello Stato e nelle Istituzioni dai quali non si sente ben protetta. Ma allora davvero non c’è più speranza alcuna e le marce e le fiaccolate dei bambini e degli studenti o dei quartieri interi sono solo grottesche rappresentazioni a beneficio delle autorità? Non può essere così.
Non è possibile che tutte le coscienze siano tanto in letargo. È il caso che si inizi ad insegnare a tanti, non solo ai giovani, che è giusto denunciare apertamente e con coraggio chi violenta, chi delinque, chi si arricchisce ingiustamente, chi ruba, chi sfrutta il corpo degli altri. E che comunque l’unione fa la forza soprattutto nella denuncia contro la camorra. Questa camorra che è ancora, purtroppo, più forte della gente proprio perché è più unita ed è pronta a malmenare un insegnante per aver rimproverato un ragazzino che per stupida ed ipocrita indulgenza, nessuno sta tentando di strappare alla camorra.

Carlo Visconti

pubblicato sul Corriere di del Mezzogiorno del 28/10/1998

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