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Citta' tollerante con le cosche - di Carlo Visconti

Ogni volta che accade un evento criminale eclatante, riesplode il copione dell’allarme camorra e si assiste a una girandola di interviste di persone che si mostrano più o meno preoccupate di quanto sta avvenendo a Napoli, in provincia e nella Campania in genere.
Se si tratta di un avvenimento che si può addebitare, anche lontanamente, alla responsabilità di qualcuno, comincia la caccia grossa e tutti, per il loro tornaconto, tentano di indicare la vittima del sacrificio che deve poi tacitare le coscienze e soprattutto l’opinione pubblica.
Se purtroppo il responsabile non ha un’identità precisa, comincia la parata di tanti, assillati da un’unica preoccupazione: dimostrare che la propria istituzione, il proprio ufficio, è a posto, ha compiuto il suo dovere e non ha niente da rimproverarsi.
Anzi, si cerca sottilmente di insinuare che qualcun altro è in ritardo o non sa fare il suo lavoro.
Non è così che si combatte la camorra.
Per chi non lo sapesse o fa finta di non saperlo, la camorra, pressoché impunita,
spadroneggia a Napoli tutti i giorni. Con le estorsioni, con la droga, con il contrabbando, con il lotto clandestino, con i parcheggiatori abusivi
che si impadroniscono delle strade, con il riciclaggio nelle attività
commerciali, con la tolleranza del disordine, con la prostituzione, con l’usura e oggi anche con le bombe.
Eppure, se non accade nulla di eclatante, ci si illude che tutto vada bene, che si sono create le condizioni di sviluppo, che gli imprenditori del nord verranno ad investire i loro soldi a Napoli, che è in atto il nuovo Rinascimento (quello napoletano).
Se c’è qualcuno che tenta di dissentire sul clima del «tutto va bene madama la marchesa», viene aggredito e sopraffatto.
È proprio questo l’errore più marchiano. La situazione delle province di Napoli e Caserta è straordinaria e deve essere affrontata come tale, con interventi straordinari e prolungati nel tempo.
A proposito, quanto sono durati, per esempio, i massicci controlli del territorio, i controlli sui motorini e tante altre iniziative sbandierate ai quattro venti?
Invece lo Stato si affretta a snocciolare cifre: tanti magistrati, tanti poliziotti,
tanti carabinieri, che volete di più? Si parla di omertà? Macché, ma cosa vai dicendo,
la gente è pronta ad aiutare polizia e magistrati, fa la fila per indicare i responsabili dei crimini, piccoli o grandi, che vede attorno a sé. 
Si parla di prevenzione?
Macché, è tutto a posto, è tutto sotto controllo. I processi non si celebrano, fioccano scarcerazioni e prescrizioni? Poco male, l’importante è separare i giudici dai pubblici ministeri.
Per il resto, niente.
Nessuna strategia globale.
Riunioni, discussioni, comitati, visite ufficiali, passerelle e basta, non se ne può proprio più.
E la gente per strada continua a morire, continua a subire scippi rapine e estorsioni ed a piangere ed a maledire magistrati, poliziotti, politici e quant’altro.
Ma se la colpa fosse proprio della gente, o meglio di una larga parte della gente? Perché in fondo una parte della gente fa il poliziotto, il magistrato, il politico. La
rivolta contro la camorra forse deve cominciare anche dalla gente che conosce e sa, che vede e tace, che deve parlare e deve dimostrare con i fatti e non con le parole da che
parte sta, ma che per questo deve essere protetta.
E parlando, agendo, uscendo tutta insieme allo scoperto, acquisterà davvero il diritto di pretendere che il magistrato, il poliziotto, il politico facciano realmente bene la loro parte e potrà sorridere ed anche offendersi di tutte le rassicurazioni di facciata che riceve tutti i giorni.
Ma non succede nulla ed i camorristi ridono, s’ingrassano e... sparano.
Carlo Visconti

originale sul Corriere del Mezzogiorno di martedì 6 ottobre 1998 

Citta' tollerante con le cosche - di Carlo Visconti