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Riunione straordinaria della Corte costituzionale.

Riunione straordinaria della Corte costituzionale.

Relazione e incontro con la stampa del Presidente della Corte costituzionale

prof. Paolo Grossi

 

(Roma, Palazzo della Consulta, 11 aprile 2016)

 

1.- Nel primo incontro del Presidente della Corte costituzionale con la stampa, il 28 dicembre 1956, Enrico de Nicola esordiva avvertendo che «la Corte costituzionale non ha un anno giudiziario» e quindi non esiste «nessuna inaugurazione dell’anno giudiziario».

La consuetudine, invece, di un contatto con il mondo dell’informazione per un discorso sull’attività svolta nell’anno – e, attraverso i giornalisti, quasi simbolicamente, con l’intiera comunità dei diversi componenti della Repubblica, le persone, cioè, e le istituzioni – si è via via felicemente consolidata come più consona al carattere dell’istituto: organo formalmente estraneo al sistema della tripartizione dei poteri, ma sostanzialmente dotato di cómpiti di “giustizia”, più che solo di stretta giurisdizione, esso svolge come una funzione “respiratoria” dell’ordinamento, indispensabile nella dimensione costituzionale della convivenza.

E’ evidente che, una volta di più in questa sede, il Presidente della Corte, in qualità di primus inter pares e quasi di suo portavoce ufficiale, esprime la fisionomia di un’istituzione impostata, anche in ragione della sua stessa composizione, sul valore della collegialità, vale a dire del quotidiano discutere, dello scegliere e del deliberare insieme, e sia pure tra necessarie e inevitabili fatiche: valore che, collegando le persone e legando durevolmente queste all’istituzione, costituisce di per sé un altro prezioso elemento della nostra identità costituzionale, da coltivare e preservare irrinunciabilmente. 

Nel corso del 2015, la compagine del collegio si è significativamente modificata, a causa dell’elezione a Presidente della Repubblica, nel gennaio, a poco più di un triennio di mandato, del giudice costituzionale Sergio Mattarella; della scadenza, in luglio, del mandato del giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano e, in dicembre, del giuramento di tre nuovi giudici costituzionali, Franco Modugno, Augusto Barbera e Giulio Prosperetti, eletti dal Parlamento.

Né la Corte assolverebbe in modo adeguato il proprio cómpito senza l’apporto dell’intiera e singolare organizzazione dei suoi uffici e servizi, nelle sue diverse componenti (dal personale, civile e militare, di ruolo e comandato, agli assistenti di studio, magistrati e universitari, al Segretario generale – n.d.r. Carlo Visconti-), la cui efficace e discreta cooperazione appare, tanto più nel compiersi dei sessant’anni di attività, come un’ulteriore garanzia, se non perfino come una condizione, della stabilità dell’istituzione e, perciò, in qualche modo, della sua stessa capacità di riconoscersi.

Non apparirà, in questo senso, trascurabile la circostanza che istituzioni come questa sono, per proprio carattere, oltre che fonti, anche preziosi depositi di stili e di prassi, stratificati e via via custoditi nel corso del tempo e tuttavia esposti a lenti mutamenti. Risulteranno, alla lunga, significativi, piuttosto che i singoli protagonismi, gli insiemi all’interno dei quali le diverse energie siano riuscite, quasi anonimamente, e silenziosamente, ad integrarsi……… OMISSIS