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Il sanpietrino, croce e delizia del cittadino - Di Carlo Visconti

Lavoro a Roma per cinque giorni alla settimana e ritorno a Napoli per il sabato e la domenica. Dunque vivo intensamente in due splendide città, la dura realtà del sampietrino, che viene definito dall’Enciclopedia Treccani “elemento lapideo di leucitite, a tronco di piramide a base quadrata, per la pavimentazione di varie strade urbane”. Paradossalmente, le strade a più  intenso traffico, leggero e pesante, di entrambe le città, sono lastricate di sampietrini e certamente non di buone intenzioni. Ciclisti che soffrono ,centauri che cadono e si infortunano, automobilisti che imprecano per la rottura di sospensioni e braccetti delle loro auto,tassisti che bestemmiano. Insomma un coro unanime di maledizioni al sanpietrino, che nonostante ciò, continua a farla da padrone. La storia ci dice che fu Papa Sisto V nell’anno 1585 ad usarli per la prima volta a Roma e che ancora nel 1700 , Papa Clemente XII Corsini ne fece larghissimo e via via, tante altre strade di città italiane, furono pavimentate in questo modo.  Non v’è dubbio che l’effetto scenico è stato delizioso. Una strada lastricata di sanpietrini, è certamente un’altra cosa. In tanti nostalgici ed esteti, sostengono che queste particolari pavimentazioni dei centri storici (e non solo), sono veri pezzi di storia, che donano alle città un fascino intramontabile. Sarà così ma il prezzo che i cittadini pagano è altissimo. Un metro quadrato di posa in opera di sampietrini costa circa 220  euro, la stessa superficie in asfalto moderno, ne costa   60. Per non parlare della manutenzione che impone al contribuente prezzi altissimi, se è fatta bene e con buone intenzioni. Il fatto è che non ci sono più carrozze o carrozzelle. Nelle strade dei centri urbani, viaggiano impietose file di autobus sempre più mastodontici, furgoni pesanti, autocarri che martoriano i bei pavimenti in sanpietrino. Eppure quest’ultimo resiste ad oltranza, con l’aiuto estremo delle soprintendenze alle belle arti, che oppongono divieti ferrei alle trasformazioni, con accanito zelo che, spesso, non è dato riscontrare nella tutela di bellissimi monumenti in rovina. Quale sarà il motivo? Non ho competenza di belle arti ma mi chiedo, tutti hanno ben preciso il significato di interesse pubblico? L’interesse pubblico è un insieme di tanti interessi privati che devono trovare appunto nell’interesse pubblico, un’armonica composizione, per assicurare il benessere della collettività. Ed allora da cittadino comune mi dico: perché un interesse se pur nobile tutelato dalle soprintendenze alle belle arti, deve in maniera così violenta prevalere sugli interessi di tanti che circolano soffrendo a piedi, in moto, in auto, in bicicletta? La massa enorme di incidenti causati dai sanpietrini, hanno addirittura indotto talune amministrazioni comunali ad imporre vistosamente in strade trafficate, ridicoli limiti di velocità a 25, 30 km all’ora, nel tentativo di limitare il contenzioso infortunistico. La Costituzione cita come interesse e diritto fondamentale il paesaggio. Ma questa accezione è stata trasformata anche in un diritto all’ambiente da parte del cittadino. Ed allora? Gli architetti delle Sovrintendenze continuano ad imporre divieti e proibizioni, per asfaltare strade urbane ad altissimo traffico. Pur di conservare lunga vita ai sanpietrini.Non sarebbe dunque ora di bilanciare meglio gli interessi in campo, lasciando gli splendidi cubetti nelle zone pedonali o di altissimo interesse artistico e storico, salvando la collettività da cadute, incidenti e quant’altro nelle arterie cittadine, anche centrali ma ad alta densità di traffico. Spero tanto nelle buone intenzioni e nella saggezza delle sovraintendenze  e confido che non sia vero quanto affermava Luis Sepulveda e cioè che “disgraziatamente gli umani sono imprevedibili. Spesso con le migliori intenzioni causano i danni peggiori.“

Carlo Visconti

Il sanpietrino, croce e delizia del cittadino - Di Carlo Visconti